«Se la legge elettorale non piace, bisogna dimettersi»

Caro Massimiliano, la crisi economica sta attanagliando l'Italia, l'Europa ed il Mondo senza fare sconti a nessuno. Trovo interessante, ma un po’ singolare, che nel nostro paese molti autorevoli personaggi in un momento riflessivo così pronunciato e prolungato provino forte «eccitazione» nell'affrontare il tema della riforma della legge elettorale (ora!) nei modi e nei tempi come se fosse il principale male dell'Italia.
A questo «genere» di classe politica sarebbe interessante spiegare che i mali italici e del sistema mondo vengono da lontano. Più precisamente, il problema al centro del corto circuito strutturale che tiene in scacco la società italiana prende il nome di valori dell'uomo e del «fare politica» nella sua essenza e pienezza del significato.
Si ricorda che quando si accetta una candidatura con un certo modello di legge si è pienamente consapevoli delle regole, le stesse oggi come ieri, tali da determinare l'elezione. Quindi qualora non si fosse d'accordo, non lo ordina il medico di accettare una candidatura, con queste regole si può tranquillamente rifiutare.
Direi che oggetto del disquisire è la coerenza di chi accetta la proposta di candidatura. A posteriori è facile lamentarsi... Anzi l'ironia mi suggerisce che sia molto italico e troppo facile sparare nel mucchio quando si è da una certa parte... Dipietrismo docet!
Attenzione non dico che questa legge sia giusta. Dico solo che la «rivolta» contro, per essere vera e non dipietristica, deve nascere fuori dal parlamento e non portata avanti dai parlamentari stessi. O meglio chi la vuol fare dia le dimissioni per ridarsi un minimo di legittimità agli occhi del mondo.
Il politico deve «capire» che il suo parametro di riferimento è la gente che lo ha votato anche se in una «lista bloccata». Cioè a dire, sia che sei eletto in una lista bloccata che con la preferenza l'eletto non può fare quello che vuole in quanto facente parte di una squadra che lo ha messo lì: il partito politico.
So perfettamente che la costituzione benedice e protegge i «gruppi misti», ma con il passare del tempo sono proprio questi personaggi che con il bilancino determinano le sorti del paese, nel bene e nel male. Ne vogliamo parlare?
Il male dell'Italia è il feroce individualismo della classe politica che si sente beatificata una volta entrata alla Camera o al senato della repubblica.
Per molti il credo è faccio quello che voglio l'importante è l'auto referenzialità per proseguire l'esperienza parlamentare (del partito me ne frego). E questo è estremamente negativo, perché se fai quello che vuoi perché fai politica? Per te stesso...?
Trovo paradossale ed un po’ penalizzante per l'intelligenza di chi la fa questa guerra a questa legge elettorale dalla parte degli eletti dopo che per anni né hai beneficiato.
Se la politica è in difficoltà con forti distorsioni ed implicazioni sullo scenario economico del nostro paese è per la spiccata mancanza di coerenza e di sacrificio di parte (non tutti) del personale politico.