«Se la legge non cambia abbiamo le mani legate»

L’immigrazione clandestina a Milano «è al limite», molti degli stranieri senza permesso si nascondono nel campo nomadi di via Triboniano «che ormai è stracolmo». Sono gli stessi romeni che ogni mattina chiedono la carità agli incroci. Ma anche «eritrei, etiopici, rifugiati politici che hanno ottenuto l’asilo politico dalle prefetture di altre regioni perchè arrivano da zone di guerra, ricevono anche un sussidio, ma poi si riversano a Milano, occupano stabilimenti abbandonati, case del centro come era avvenuto nel caso di via Lecco, e cercano di guadagnare facendo i lavavetri». Il vicesindaco Riccardo De Corato ha ben presente il fenomeno che sta mettendo alla prova la tolleranza dei milanesi. E il Comune si sente impotente: «Non abbiamo strumenti per impedire che chiedano l’elemosina agli incroci, ogni ordinanza sarebbe soggetta a ricorsi, serve una vera e propria legge dello Stato. Ora si può applicare solo la Bossi-Fini, controllare i documenti e verificare se sono clandestini». Il giro di vite è consentito solo nei confronti dei minori, e il vicesindaco, che oggi è deputato ma fino all’anno scorso senatore di An, in quella veste il 5 ottobre presentò con altri 19 senatori un disegno di legge per punire il racket dell’accattonaggio. «Bisogna porre un freno a chi lucra su persone indifese e spesso gravemente invalide, allo sfruttamento di bambini e anziani portati in Italia e ridotti in schiavitù», sostiene. Le pene previste nel disegno prospettano la reclusione fino a tre anni per lo sfruttamento dell’accattonaggio, fino a sei se ci sono violenze e sevizie, sei mesi di carcere per chi allestisce campi nomadi abusivi. «Basti pensare - spiega De Corato, per sottolineare l’impotenza dell’amministrazione - che possiamo cacciare i nomadi che fermano le roulotte fuori dai campi regolari solo impugnando una vecchia ordinanza sul divieto di campeggio nelle aree comunali».
Strumenti troppo deboli. Come insufficiente è il Cpt di via Corelli, 112 posti in tutto dove sistemare i clandestini del centro nord che devono lasciare il paese, e la loro permanenza nella struttura può durare anche 60 giorni. «Se non c’è posto - afferma -, chi deve essere espulso riceve solo un foglio di via. Se non si aprono altri centri, la lotta alla clandestinità, che sfocia nell’accattonaggio, non avrà mai fine».