Se un liberale genovese si libera del Pli

di Ferruccio Repetti

Un terremoto politico! A Genova, per giunta. Questo - e scusate se è poco - ha provocato il congresso del Partito Liberale Italiano che si è svolto nello scorso fine settimana a Roma. Anche se pochi, pochissimi, praticamente due o tre, beati loro, se ne sono accorti. Altro che quelle pinzillacchere del Pd con la scoppola a Veltroni e la sberla di Franceschini (all’intelligenza)! Altro che le invettive popolar-molisane di Tonino Di Pietro al resto del mondo! Il Pli rompe molto di più: l’assise del partito che fu di Croce e Einaudi, Malagodi e Martino ha riunito - e nessuno sfotta, per favore, parlando di cabina telefonica - i suoi attuali epigoni, due dei quali, Beppe Damasio e Enrico Astuni, convenuti addirittura da Genova. Pareva, così almeno l’avevano annunciato gli organizzatori, un congresso tranquillo, sereno, etereo, da pace eterna, come defunto. Ma c’è chi - sostiene al ritorno Damasio - ha voluto dare il colpo di grazia. In effetti i due genovesi, che liberali sono da lunga pezza, malissimo hanno accolto l’andamento dell’incontro. Tanto che ora Damasio arriva al punto di gettare la spugna e dimettersi da tutto: dal Pli, dal movimento We The People (che, a proposito di defunti, era appena stato resuscitato) e dal movimento di Biasotti di cui era esponente in Municipio. Per ora, invece, Damasio non lascia l’incarico di consigliere municipale «per rispetto - spiega - di chi mi ha votato e fatto eleggere». Tutto per colpa di quel maledetto congresso del Pli «che - sostiene il nostro - «mi ha profondamente deluso». Ce n’è abbastanza per ricordare cosa diceva Craxi: «Si disillude chi si era illuso». Eppure, caro Beppe, si fa fatica ad accettare che lasci. Almeno finché è evidente che sono altri, non solo nel Pli, a dover mollare...