Se il libro costa come un pacchetto di sigarette. Sessant'anni di Bur

La grande svolta della cultura di massa è stato il libro per tutti. E al sesto decennio dalla fondazione la collana universale (ora quasi casa editrice a se) della Rizzoli ripensa il suo ruolo e la sua storia

Era il gennaio del 1949 e L'Italia un Paese che sognava la rinascita morale ed economica. Servivano nuovi libri, libri per tutti. E in Rizzoli nella persona di uno dei suoi reponsabili editoriali, Paolo Lecaldano, decise di produrre una collana che badasse all'essenziale. Ossia: libri grigi con un aspetto editoriale senescente (garanzia che non invecchiassero ulteriormente) e color dello sporco, proprio per evitare che si sporcassero. Immagini in copertina nemmeno a parlarne. Per certi versi si risparmiò anche sul nome: Lecaldo si ricordò di una vecchia collana della Sonzogno chiamata Biblioteca Universale. Allora chiese a Matarelli allora proprietario del marchio Sonzogno se poteva "riciclarlo". Matarelli non disse proprio sì: «Aggiunga almeno un aggettivo. Qualcosa di diverso». Lecaldano aggiunse la parola Rizzoli. Nasceva così la Bur. Vero e proprio simbolo nel nostro Paese della diffusione della cultura a basso prezzo. Lo scopo dichiarato nelle parole di uno degli altri padri della collana Luigi Rusca: «ridare la possibilità di leggere alle classi medie, che sono le uniche che amano veramente il libro, ma che sono anche divenute le più povere». Dal 1949 al 1972 il risultato editoriale dell'iniziativa fu impressionante: 822 titoli, 922 volumi 400 autori. Il tutto accompagnato da tirature che per l'Italia di allora erano impressionanti: si partì con diecimila copie per poi salire alle oltre trentamila. La strada del libro economico in Italia era aperta. Tanto che nel 1952 la Bur ebbe il riconoscimento dall'Unesco dell'importanza mondiale della sua opera di divulgazione. Molte cose sono cambiate dalla fine di quella prima collana di "grigi". La seconda fase della Bur, iniziata nel 1972 quando la concorrenza degli Oscar Mondadori si era fatta insopportabile, ha visto, invece, un allargamento della collana alla narrativa italiana e straniera, l'ingresso in edicola come canale alternativo alle librerie e il ricorso alle copertine colorate affidate alla sensibilità pop di John Alcorn. E forse si potrebbe identificare anche una terza fase, a partire dal 2000, che vede un moltiplicarsi delle collane che da conto della frammentazione della letteratura contemporanea. E anche se i puristi guardano sempre indietro con un certo rimpianto ai tradizionali grigi e alla seriosità dei classici latini e greci la rivoluzione Bur continua proprio perché tiene dietro e, a volte, anticipa il mercato. Così per il sessantesimo e in piena crisi economica, situazione che potrebbe anche favorire un'editoria che unisca firme prestigiose a costi contenuti alti, il direttore editoriale Ottavio di Brizzi, ha presentato ieri a Milano una nuova strategia editoriale caratterizzata dall'apertura di nuove collane e da grossi sforzi per contenere i prezzi senza rinunciare alle firme. Per tutto il 2009 una mini collana presenterà sei libri al mese per dieci mesi, tutti "classici" -da Aristofane a Achille Campanile- introdotti da grandi firme contemporanee. Si portano via dalla libreria a quattro euro e novanta. I libri al costo dei pacchetti di sigarette saranno il futuro? Non è detto ma di sicuro fanno bene alla libreria. Se solo fossero ancora grigi... Ma chi scrive è un passatista incurabile.