«Se lui non è forte è meglio che stia fuori»

Tiene in braccio la piccola Vittoria mentre parla al telefono Licia Ronzulli, eurodeputata e neomamma. «Mio marito ha assistito al parto, è stata un’emozione tale che era giusto averlo accanto. Lo rifarei domani», dice.
È stata lei a chiederglielo?
«No. Lo desideravo da sempre, ma non avevo mai insistito. Credo che debba essere una scelta autonoma del padre, perché il parto non è un momento semplice e può anche essere traumatico, condizionando negativamente il rapporto di coppia. La mattina del lieto evento mio marito ha deciso di restare e ha assistito a travaglio e parto. Mi è stato sempre accanto, anche se dopo quattro ore di contrazioni si è assentato qualche minuto per mangiare un panino e quasi rischiava di perdersi il più bello».
Perché lo voleva lì?
«Mi piaceva l’idea che assistesse ai primi secondi di vita di nostra figlia. E poi in quel momento, in cui io non mi potevo muovere, è stato lui a prenderla, lavarla, pesarla. Per me è stato un aiuto più psicologico che pratico, visto che non poteva fare nulla di concreto se non farmi chiacchierare per distrarmi in alcune situazioni. Mi ha detto che è stato felice di averlo fatto, che era stata un’esperienza forte e irripetibile».
Non aveva alcun timore in proposito?
«Sì, perché per lavoro ho assistito a diversi parti e ho visto sia donne affidarsi completamente ai propri compagni che davano loro coraggio sia mamme infastidite dalla presenza del marito e che si innervosivano qualunque cosa lui dicesse. Ero un po’ preoccupata che il papà di Vittoria si impressionasse e avevo raccomandato all’ostetrica di occuparsi di lui se fosse diventato improvvisamente pallido. La cosa più importante è non forzare gli uomini a entrare in sala parto, non invaderei così a fondo la sfera psicologica di qualcuno che può avere paura o sentirsi inadatto».