Se la luna osserva le incomprensioni tra noi e gli altri

Una luna ironica e sarcastica, inchiodata nel cielo e lontana. Vede e scruta le coscienze degli esseri umani, poi si gira, chiude gli occhi quasi a volersi allontanare dalla vita delle persone e dal loro destino. È lei, velata da una vetrata diroccata, a illuminare coi suoi flebili raggi la scena ne Se la luna chiude gli occhi, mirabile rappresentazione di teatro musicale diretta e interpretata da Gianni De Feo. Protagonista femminile del testo di Gianni Guardagli, prodotto da Andrea Lamia, è Marina Occhiena, che crea con il talentuoso De Feo una composizione di personaggi di nazionalità diverse, spesso discriminati da una società ricca di pregiudizi, regalando al pubblico un’intensa riflessione sulla civiltà odierna multietnica e complessa. Padroni e servi, dominatori e perdenti, vincitori e vinti sognano di cambiare la propria vita, sotto la luce di speranza che la luna dona a ogni viaggio interiore del personaggio e accompagnati dalle canzoni di Bertolt Brecht e Kurt Weill.
I due attori, guidati nella messinscena dal pianoforte di Giovanni Monti, danno vita a una varietà di caratteri che sul palco si «scontrano», più che incontrarsi. Un’atmosfera brechtiana in un gioco di malintesi tra i soggetti, causato sempre da incomprensioni linguistiche che sfocia immancabilmente in solitudine e incomunicabilità tra razze: con effetti talora comici, come nel dialogo tra una padrona di casa e una domestica filippina che non sa come rifiutare i regali della prima; e talora nostalgici, come nel caso delle riflessioni del nordafricano quando descrive il suo mal du pays con l’immagine onirica del viaggio notturno su una barca assimilabile a un bisturi da chirurgo che taglia «la pelle del mare». Assolutamente cruda e grottesca, lucida e distaccata la voce di una donna che ha subito uno stupro ed è ormai consapevole che il suo destino è segnato. L’interazione tra i personaggi è volutamente vana, a conferma che il percorso interiore vissuto da loro stessi è quasi un esilio. Un isolamento che abbraccia anche la luna, impossibilitata nel potersi raccontare, custode dei sogni, pesanti come macigni, degli uomini che la decantano, ammirandola. Che patisce per loro «confondendo nella pioggia qualche sua lacrima, se li vede soffrire e morire».
Lo spettacolo, presentato in anteprima a Roma, sarà in scena da settembre.