Se una macchina fotografica mette a nudo il Seicento

Le opere del Seicento e l’occhio di una macchina fotografica. È da questo parallelo che nasce la mostra «Frammenti di nudo» che verrà inaugurata questo pomeriggio alle 17 (fino al 27 gennaio 2012), all’Accademia Ligustica di Belle Arti, in collaborazione con la Fondazione Edoardo Garrone, in Largo Pertini 4.
L’esposizione propone un confronto tra le opere seicentesche esposte nella sala - La Deposizione di Andrea Ansaldo, la Morte di Meleagro di Domenico Fiasella, il Cristo deposto di Luca Saltarello e il Martirio di San Bartolomeo di Gioacchino Assereto - accomunate dalla presenza di nudi maschili, e la loro interpretazione fotografica attraverso l’obiettivo di Fulvio Magurno.
«Una dirompente modernità esplode dalle grandi immagini di Fulvio Magurno per la Ligustica, che si fondano però su materiale antico. È la modernità di un taglio fotografico che isola il dettaglio di un quadro seicentesco, e così facendo ribalta di segno quello studio del nudo di sapienza accademica, ne stempera ogni strascico di maniera, ne annulla la convenzionalità cui soggiace l’iconografia, per esaltare la calda umanità di una carne che quei pittori lontani avevano fissato su tele che hanno circa quattrocento anni» commenta Anna Orlando, curatrice della mostra. Con intelligenza, mestiere, forte sensibilità e nel rispetto del luogo in cui il suo lavoro viene presentato - un museo che conserva il passato e che nasce in simbiosi con un’Accademia di Belle Arti - Magurno sceglie alcuni capolavori e lascia che il proprio linguaggio li reinterpreti proiettandoli nel sentire contemporaneo, isolandone l’uomo solo, il suo corpo unico solitario custode della propria anima.
«Un tema, quello del nudo, connaturato alle Accademie di Belle Arti fin dal Seicento, e che ancora oggi, a 260 anni dalla sua fondazione, costituisce un momento fondamentale nella formazione degli allievi dell’Accademia Ligustica» conclude Giulio Sommariva, direttore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti.