Se la maglietta senza griffe non vale un tubo (del varesotto)

È successo tutto per caso. L’altro giorno. Un giorno di inizio autunno camuffato da mezza estate. È accaduto perché ero di fretta e in casa indossavo una t-shirt bianca come altre che fortunatamente possiedo, fatte di cotone 100 per cento, soffici e morbide e traspiranti e adorabili, per di più tessute in Italia, dai, sono una meraviglia...
È successo che di solito non ci vado in giro ma ero di fretta, il negozio chiudeva, la padrona (cioè mia moglie, copyright 2004 di un simpatico collega che lavora altrove) mi guardava con fare minaccioso e il latte in casa era finito. Per cui sono uscito a missile senza darmi il tempo di indossare al volo la solita camicia casual, la solita polo casual, il solito capo casual che ormai, foss’anche il logo di un tubificio del varesotto, deve per forza portare cucita o stampata sopra la griffe sennò mica siamo alla moda.
Appena fuori ho avvertito un filo di disagio. Per un lungo attimo il dubbio che qualcuno pensasse a un qualche tipo di canottiera mi ha infastidito e distratto. Poi mi è venuto meravigliosamente in mente Henry Fonzarelli, e se non fossi stato in ritardo sarei persino tornato indietro a cercare un giubbotto di pelle nera come quello che Fonzie indossava in Happy Days. Ma non l’ho fatto. Ho avuto paura. Incrociare la padrona spiegandole che mettevo a rischio l’acquisto del latte per cercare in un armadio naftalinico un vecchio giubbotto di pelle sarebbe stato molto rischioso. Figuriamoci se in quei concitati attimi, fra le varie sdrucciolevoli spiegazioni, mi fosse scappata una frase tipo «assomiglia a quello di Fonzie...».
Dopo pochi metri, appena svoltato e infilatomi nel via vai del centro cittadino, ho notato che qualche occhio malevolo puntava la t-shirt, scrutava con rapidi movimenti destra sinistra, sopra e sotto. Però non erano sguardi malevoli, erano indagatori e sorpresi. Cercavano il marchio, qualcosa che qualificasse la t-shirt altrimenti indegna di esistere, ma niente, non trovavano nulla. In un certo qual modo è stato divertente.
Così ho deciso. Proverò a vestire casual ma senza marchi, logo o altro però... Però che fatica. Non avrei mai pensato fosse così difficile: a parte qualche t-shirt, qualche rarissimo caso, è praticamente impossibile trovare un capo casual senza marchio. Quasi fosse motivo di pubblico ludibrio farsi pescare senza un marchietto sulla polo. E poco importa che sia quella comprata al mercato di quartiere e griffata da un tubificio del varesotto.