«Se Malpensa perde rotte è crisi: siamo pronti a bloccare la città»

Le auto bianche rischiano di perdere 20 milioni all’anno. Ricorso al Tar

Anche i tassisti dicono «no» alla smobilitazione di Malpensa. Non ci stanno alla trasformazione dell’hub - che era la porta dell’Italia sull’Europa - in dependance dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi o, peggio ancora, nel sottoscalo di Roma Fiumicino. E, quindi, anche loro sono pronti alla protesta contro la perdita delle rotte su Malpensa che, dicono, «per noi, si traduce in crisi, crisi nera».
In gioco ci sono poco più di mille corse quotidiane a prezzo fisso: 70 euro da Malpensa a Milano, 55 da Malpensa alla fiera di Rho-Pero e 85 da Malpensa al city-airport di Linate. «Tagliare le rotte, sopprimere 19 collegamenti intercontinentali significa un milione di passeggeri in meno e, in concreto, per le settecento auto bianche che stazionano sullo scalo di Malpensa vuol dire un calo del fatturato annuo di poco meno di venti milioni di euro» confida Giorgio Molteni. Attualmente, osserva il collega Antonio Campagnolo, «un tassista fa almeno tre viaggi per turno» e, attenzione, «l’80 per cento delle corse è su Milano, mentre gli altri viaggi sono sui capoluoghi di Varese, Novara o Torino».
Calcolatrice alla mano, Campagnoli - che, tra l’altro è leader del sindacato autonomo tassisti - stima in venticinque milioni il fatturato annuale del servizio pubblico dei taxi da Malpensa. Come dire: «Si alzerà il tempo minimo d’attesa di una corsa - dalle attuali due ore alle cinque - e si riduce il ricavo. Malpensa è, in sostanza, destinata a diventare un fantasma con 50mila persone a spasso, tra chi lavora direttamente e l’indotto». Motivo che ha dunque spinto i tassisti di Malpensa a presentare ricorso al Tar contro la smobilitazione decisa da Alitalia. E che, «senza tentennamenti», costringe i conducenti delle auto pubbliche ad azioni di protesta. «Stiamo valutando la risposta da dare a chi ci riduce sul lastrico. Sicuramente scenderemo in piazza e come già dimostrato cinque anni fa siamo in grado di bloccare la circolazione su Milano», confida un tassista.
Preannuncio di una protesta che potrebbe immobilizzare non solo il capoluogo lombardo ma tutta la rete infrastrutturale che da Malpensa porta a Milano. Manifestazione con già il sostegno della Lega, che il 20 gennaio invita il Nord a «mostrare i muscoli. «La rabbia dei tassisti è la nostra rabbia. Il loro obiettivo è il nostro: salvare Malpensa» fa sapere Matteo Salvini «È una categoria che si ribella. Anche loro come il Nord sono stanchi di continuare a prendere gli schiaffi dal centralismo romano». E il 20 gennaio con i tassisti, con la Lega e il Nord che protesta ci sarà anche Gabriele Albertini: «Sono stato sindaco di Milano per nove anni e quindi non posso non aderire a una protesta del Nord». Presenza certa con un rimpianto del passato, «certo, sarei stato più contento se non si fosse persa l’occasione di concentrare il sistema aeroportuale a Malpensa quando c’era un presidente di Alitalia leghista e un governo con un’ampia maggioranza di ministri del Nord».