Se la Mannoia fa la «brasileira» vicino a Gil

Una strana psicosi sta serpeggiando tra i fans della musica brasiliana, quella tribù che ogni estate girovaga per l’Italia all’inseguimento dei concerti dei guru del tropicalismo, del samba e della bossa nova. Il presentimento diffuso è che all’improvviso, magari nell’attimo più lirico della saudade o in piena estasi ritmica di una «batucada», sul palco compaia la Mannoia. Proprio com’è avvenuto alcune sere fa nel clou del live milanese di Gilberto Gil che, in barba ai suoi 65 anni (ben) suonati, riesce ancora a mandare in visibilio i suoi affezionati. La sorpresa, in stile Festivalbar, è giunta più o meno a metà del concerto. Lo spot di Onda tropicale, l’ultima fatica di una Fiorella baldanzosa e tamburellante attorno a Gil, ha avuto per un quarto d’ora un effetto che i brasiliani definirebbero «corta-tesão», che sta per «ammosciamento». Per carità, che la rossa di Come si cambia fosse stata da tempo folgorata sulla via di Ipanema non era certo un mistero. Già nel lontano 1989, quasi 20 anni fa, la cantante romana intonava a braccetto di Ivano Fossati le note di Oh che sarà, cover italiana della celebre elegia di Chico Buarque de Hollanda. Niente di male. Anche perché la passione per i successi brasiliani annovera illustri precedenti nella nostra canzone, da Mina nell’interpretazione de La Banda (sempre di Chico Buarque), alle numerose escursioni di Sergio Endrigo generosamente ricambiate da Vinicius de Moraes, Toquinho e il solito Chico, che gli dedicarono addirittura due pezzi: Samba Para Endrigo e A Rosa. L’autore di Ci vuole in fiore a sua volta rilanciò incidendo un album interamente in lingua portoghese per il mercato brasiliano, Exclusivamente Brasil. Da non dimenticare poi il piccolo capolavoro La voglia la pazzia firmato da Vinicius, Toquinho e una brasilianissima Ornella Vanoni.
Ma torniamo a Fiorella. Cinque anni dopo la cover di O que serà, piombò nel camerino di Caetano Veloso al termine di un concerto milanese annunciandogli di aver tradotto la sua O cu do mundo ne Il culo del mondo, brano che aveva deciso di inserire nel suo nuovo album Gente comune, possibilmente cantato in duetto con il maestro del Tropicalismo. Caetano, che è anche appassionato linguista oltre che artista amabilissimo, assentì. Ma erano solo le timide avvisaglie dell’«onda tropicale» che sarebbe esplosa 13 anni dopo, appena annunciata dal concerto «Siamo tutti brasiliani» che, nell’estate romana del luglio 2004, la vide spuntare come «special guest» sul palco solcato da Gilberto Gil, Gal Costa, Jorge Ben e altri big. Pochi lo sapevano ma Fiorella già studiava da «ambasciatrice della canzone brasiliana in Italia», come si è autoproclamata in occasione della presentazione del suo ultimo disco (Onda tropicale appunto) che, in duetto con i big della musica brasiliana, attinge a piene mani a un repertorio di cover più o meno conosciute: da Mais que nada cantata con Jorge Benjor a Cravo e Canela in duetto con Milton Nascimento a Aquele abraço con Gilberto Gil eccetera. Sull’opera, certamente piaciona, non sono mancate le critiche dei puristi che ne hanno evidenziato la scarsa originalità degli arrangiamenti, la pesantezza delle traduzioni e della pronuncia, ma soprattutto la scarsa affinità della voce di Fiorella al sound sensuale che caratterizza le voci femminili brasiliane. Ma questo è un problema che riguarda i fans della Mannoia. Non dovrebbe però necessariamente riguardare gli altri appassionati di musica brasiliana che ai concerti dei grandi maestri avrebbero il diritto di godersi la saudade fino in fondo, possibilmente senza consigli per gli acquisti.