SE LA MARGHERITA ENTRA IN BANCA

Anche attorno al tentativo dell'Unipol, guidata da Giovanni Consorte, di scalare la Bnl, guidata da Luigi Abete, s'è alzato un polverone. Questa volta, al contrario di quello su Antonveneta, è quasi tutto interno al centrosinistra che, dopo l'omelia di Arturo Parisi sulla questione morale, vede concentrato un attacco ai Ds per i loro rapporti con le cooperative che danno linfa alla rossa Unipol.
Lo scandalo vero, anzitutto, secondo noi, sono le intercettazioni tra Fassino e Consorte (con la c maiuscola, naturalmente) e la loro illegale e illegittima diffusione da parte della Magistratura.
Detto questo, l'unica questione che ci interessa è la seguente: siccome i soldi che arrivano all'Unipol dalle cooperative sono soldi guadagnati godendo di privilegi vari (fiscali ad esempio), non è contro la concorrenza che l'Unipol gareggi sul mercato partendo da una posizione di privilegio dei quali altri istituti di credito non godono? E poi: Unipol ha commesso altre scorrettezze? Ce lo diranno la Magistratura e le autorità preposte, se del caso. Il leader di Unipol, Giovanni Consorte ne ha commesse a sua volta? Vedremo anche questo. Le carte dell'Opa sono in mano alla Banca d'Italia che ha chiesto un parere all'Isvap che esercita una vigilanza e un controllo sulle società di assicurazione. Staremo a vedere. Ma per quel che ci riguarda la questione Unipol finisce qui.
In questi casi noi del Giornale siamo daltonici.
È altro quello che ci interessa, e molto. Molti esponenti della sinistra sono abituati a indicare ciò che è bene e ciò che è male. A parlare dell'economia come di un campo minato. A parlare degli imprenditori buoni e di quelli cattivi. A contestare un'economia troppo finanziarizzata e poco produttiva, come se qualcuno potesse guidarla in modo dirigistico e totalizzante (dove hanno provato è stato il disastro). Insomma a parlare come difensori della moralità pubblica e come sacerdoti della morale anche in campo economico.
Ed invece eccoli qua, gli uomini della Quercia. A tentare di giustificare, difendersi, scannarsi con i loro alleati della Margherita che invece difendono una banca, la Bnl, come se fosse un gioiello del nostro panorama creditizio. Trattasi invece, come noto, di una banca che non brilla, che da anni non fa buoni risultati.
E allora cosa c'è da difendere in Bnl? Un feudo forse più vicino a Prodi e alla Margherita di quanto non lo sia Unipol. Insomma: meglio un feudo un po' claudicante ma controllato, di una banca che attraverso una fusione con un'altra potrebbe diventare più efficiente. Bello squallore, non c'è che dire.
Stia attento Fassino a molti personaggi che popolano la sua coalizione e che hanno esperienza lunga nel gestire gli affari esattamente come tutti gli altri, spesso anche peggio, salvo poi parlare degli affari stessi come lo «sterco del diavolo».
Cosa vogliamo dire? Lascino pure fare ai loro amici gli affari che vogliono. Li lascino fare, se legittimi, anche a quelli che non sono loro amici. Lascino che il mercato faccia il suo corso e intervengano, se ne sono in grado, se i loro alleati glielo consentono, quando qualcosa va contro il mercato. Quel che ci preoccupa non è tanto Fassino, che è persona ragionevole, ma i suoi che da questa libertà di giudizio nei confronti del mercato sono lontani anni luce. Ecco cosa veramente ci preoccupa. Molto più delle scalate di Consorte.