SE MARTA È DAVVERO SUPERMARTA

Su queste colonne, durante le campagne elettorali - prima, non dopo aver visto come andava a finire, dopo è più facile - abbiamo sostenuto con forza le candidature di Sandro Biasotti per la Regione, di Renata Oliveri per la Provincia, di Enrico Musso per il Comune. È andata male, come altre volte è andata bene: dalla vittoria di Pdl e Lega, con conseguente premio di maggioranza regionale alle scorse elezioni politiche, grazie alle liste calibrate bene da Claudio Scajola, a tanti altri Comuni, piccoli e grandi. Un gioco pulito, chiaro, trasparente: volta per volta abbiamo detto quali erano i candidati che, a nostro parere, erano i migliori per coprire i ruoli in questione.
Ma, proprio perchè non siamo super partes e riteniamo ipocriti quelli che dicono di esserlo senza esserlo davvero, non abbiamo mai risparmiato critiche a Biasotti, Oliveri e Musso, nè ai loro partiti di riferimento. Così come non abbiamo mai avuto paura di dire quando qualcuno dei loro competitor ha lavorato bene. Magari, non capita spesso, e ce lo possiamo permettere. Ma è comunque qualcosa che merita di essere registrato: Claudio Burlando, ancora la scorsa settimana, ha cambiato una decisione sbagliata, dopo aver letto un articolo del Giornale e non è la prima volta che capita, anzi è uno dei nostri lettori più attenti; Alessandro Repetto ha nei confronti di ciò che scriviamo un’attenzione e un rispetto totale, così come dei nostri lettori, e di questo ovviamente lo ringraziamo; Marta Vincenzi, dopo averci fatto visita in redazione, prima volta per un sindaco di Genova, ha rilasciato al nostro Federico Casabella per le pagine nazionali un’intervista molto forte e significativa dove spiegava il motivo per cui lei, veltroniana, non sarà a Roma a sfilare sabato 25 per una piattaforma che va dalla scuola, ai salari, dall’antifascismo alle piccole imprese, dalle pensioni al razzismo.
Una posizione, quella di Marta, forte e chiara che le fa onore, così come le fa onore un’ottima nomina a Sviluppo Genova, quella di Piergiulio Porazza, erede della miglior tradizione garroniana e uomo giusto al posto giusto. Nei momenti di difficoltà un Paese serra le fila e tutti i politici responsabili remano tutti nella stessa direzione. Poi, per ricominciare a dividersi e a litigare c’è tempo.
Poi, certo, sappiamo chi è Marta. Sappiamo come abbia la tendenza alla fumosità. Sappiamo che ha partecipato a manifestazioni con i no-global (e, lo stesso giorno, alle manifestazioni contestate dai no-global). Sappiamo che è una maestra, anzi una professoressa, nell’uso delle parole. Però, di fronte a un’intervista della forza e del coraggio di quella rilasciata dalla Vincenzi e di fronte agli attacchi furibondi che le arrivano dal suo schieramento e dal suo partito per quella posizione, non ci esitiamo a dichiararci vincenziani.
Solo per oggi, però. Semel in anno licet insanire. Poi, lei è prof e lo traduce.