Se Marta e Claudio difendono ogni protesta contro i cittadini

(...) Mica finita. Ieri è toccato all’Amt, con Claudio Burlando e Marta Vincenzi pronti a genuflettersi di fronte alla manifestazione dei sindacalisti del trasporto pubblico. Anche in questo caso, gli autisti e i dipendenti Amt hanno dalla loro molte ragioni e, soprattutto, le istituzioni di sinistra che oggi dicono di spalleggiarli sono le stesse che hanno portato l’azienda sull’orlo del baratro. Ma questa è un’altra storia e daremo ovviamente voce alle sacrosante ragioni di molti dipendenti dell’azienda dei trasporti.
Il punto è un altro. Il punto è che a passare dalla parte della ragione a quella del torto ci vuole un attimo. E, ieri, i sindacalisti dell’Amt ce l’hanno fatta. Nel silenzio assordante delle istituzioni e di tutta la politica - senza eccezione alcuna - e anzi, con le istituzioni che sapevano del rischio di prosecuzione dello sciopero oltre il previsto. Ma hanno permesso ugualmente il blocco selvaggio del traffico. E nessuno ha mosso un dito, a nessun livello. Altro che protocolli per la legalità.
Nel frattempo, alle fermate degli autobus, migliaia di lavoratori incolpevoli, anziani, bambini, persone che chiedevano solamente di tornare a casa, sono rimasti bloccati. Con il traffico della città nel caos e impazzito, complice il concomitante fermo dei taxisti. Con l’unico parziale sollievo del regolare funzionamento dei treni. Era successo che il legittimo sciopero dell’Amt, proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e UGL Trasporti, per il quale era previsto che «il personale viaggiante si asterrà dal lavoro dalle ore 10,30 alle ore 14,30», come da comunicato stampa ufficiale dell’azienda, diramato l’11 gennaio, con tutti i crismi dei codici di autoregolamentazione, è continuato molto al di là dell’orario previsto.
E così, mentre i lavoratori delle altre aziende di trasporto della Liguria tornavano regolarmente per strada all’orario previsto, a Genova i bus rimanevano nelle rimesse. Calpestando la circolazione in città. E anche la legalità, visto che esiste un codice di autoregolamentazione che prevede «un preavviso minimo di almeno dieci giorni» e che «gli scioperi nazionali o locali di durata inferiore alla giornata, che riguardano una singola categoria o di settore, si svolgeranno in un unico periodo di ore continuative e saranno predeterminati in modo da contenere al massimo possibile i disagi all’utenza, con particolare riguardo a quella pendolare». E, ovviamente, si tratta di un codice che «vincola in modo rigoroso le strutture sindacali, a tutti i livelli, di ciascuna organizzazione». Con conseguenti «relative sanzioni».
Insomma, stiamo parlando di qualcosa di illegale. Ma, soprattutto, stiamo parlando di qualcosa che avviene sulla pelle di tutti i cittadini che non hanno nulla a che vedere con la vertenza e nemmeno con le sue migliori ragioni.
Ma quelli, i cittadini incolpevoli, quelli che non urlano, quelli che rispettano la legge. Quelli non li difende nessuno.
Oggi si rischia il bis. Ma senza applausi.