Se Marta guida la rivolta anziché cercare soluzioni

(...) ha compreso questo semplicissimo principio. Che non è un concetto da premio Nobel per l’Economia, ma può essere facilmente spiegato anche al mercato di piazza Palermo o di Terralba.
E quindi, a difesa del lavoro - ma lavoro vero - e non del posto di lavoro, da tenere fermo comunque anche se di navi da costruire non ce ne sono, si sono schierati di volta in volta il cardinale Bagnasco (leggere attentamente i suoi veri interventi e non i riassunti giornalistici o sindacali aiuta a rendersene conto), il Pdl, molto responsabile negli ultimi tempi con Michele Scandroglio, Gino Garibaldi e Matteo Campora, molti lavoratori dei cantieri e, soprattutto, Uilm e Fim, le associazioni sindacali dei metalmeccanici di Uil e Cisl.
Insomma, sta nascendo una nuova consapevolezza. E ci fa enorme piacere vedere che, ieri, anche Enrico Musso si è iscritto a questo partito. Non abbiamo mai lesinato critiche al senatore liberale iscritto al gruppo dell’Udc quando andava criticato e anche su questa storia ha iniziato male, andando a Roma con il treno dei sindacalisti puri e duri, peraltro pagato correttamente di tasca sua (è stato uno dei più puntuali). Ma le sue dichiarazioni di ieri, sulla necessità di non correre dietro a ogni massimalismo che porta Genova alle peggiori sconfitte, fanno capire il salto di qualità e lo iscrivono di diritto al partito dei «responsabili» di Genova. Anche se Scilipoti, almeno oggi, non c’entra. Bravo Musso, stavolta.
Un po’ legate al solito spartito, invece, le dichiarazioni della consigliera dipietrista Maruska Piredda, che della commissione regionale su Fincantieri è la presidente e che, quando si smarca dall’immagine della suffragetta di Alitalia, sempre sulle barricate di ogni massimalismo sindacale, funziona molto meglio. Quando Maruska esce dal suo personaggio riesce infatti ad essere protagonista di un cambiamento paragonabile a quello avvenuto sul pesto: appena eletta nel listino bloccato del centrosinistra in Liguria, intervistata da Davide Lentini, che è un mastino della televisione, non seppe elencare nemmeno gli ingredienti del basilico; oggi è perfetta nel bel calendario di Confartigianato Liguria che mette i politici nel ruolo di artigiani per un giorno. E, quasi per una nemesi in positivo, si trova proprio a che fare con basilico e pinoli. Insomma, Maruska, più coraggio.
Per chiudere il quadro dei politici, restano sul banco dei puri e duri - in una sorta di abbraccio dall’estrema destra all’estrema sinistra - il leader genovese di Forza Nuova Mario Troviso, il capogruppo di Sinistra ecologia e libertà in Regione Matteo Rossi e il numero uno del Carroccio in via Fieschi Edoardo Rixi. Tutti insieme sulla linea della Fiom. Sono posizioni che non condivido, a mio parere dannose per i lavoratori. Ma sono posizioni legittime, che fanno parte della dialettica politica.
Quello che, invece, non mi pare accettabile è che ci sia un sindaco che si mette alla testa dei lavoratori che bloccano le strade e il casello autostradale di Genova Aeroporto. A partire da una considerazione: bloccare le strade, anche per il più nobile dei motivi, è comunque un reato. E reagire con l’illegalità anche al più grave dei torti non è mai la migliore soluzione.
Soprattutto, i blocchi stradali che hanno gettato nel caos il Ponente della città ieri mattina hanno messo in crisi tanti altri lavoratori e famiglie che avevano lo stesso esatto diritto di poter lavorare di quello rivendicato dagli uomini di Fincantieri. Senza peraltro risolvere nemmeno una virgola dei problemi del cantiere di Sestri Ponente. Anzi, aggravandoli. E bene hanno fatto i segretari regionale e provinciale della Cisl Sergio Migliorini e Antonio Graniero a «rivendicare l’esercizio della democrazia sbandierato sempre da altri: chi vuole andare a lavorare deve poter continuare a farlo, specie chi non ha la tutela degli ammortizzatori e vive esclusivamente del proprio lavoro quotidiano». Parole che si sommano a quelle del capo nazionale della Fim Giuseppe Farina ed a quelle del leader Uilm genovese Antonio Apa.
Insomma, molto semplicemente, credo che non spetti a un sindaco bloccare caselli ed organizzare scioperi generali della sua città. Anzi, che sia una posizione assolutamente surreale. Così come penso che sia incredibile che un sindaco si dica favorevole al blocco della consegna di una nave che farebbe perdere ogni ulteriore commessa e comporterebbe il pagamento di penali salatissime. Classico esempio di marito che se li taglia per fare un dispetto alla moglie.
Siamo alle solite. Marta - che riesce sempre ad apparire peggio di come è - si fa portavoce solo dei rappresentanti della Fiom, dimenticando che Fim e Uilm hanno firmato il contratto.
E, soprattutto, fa del pessimo sindacalismo, che non è il suo lavoro. Dimenticandosi che se, a partire dal ribaltamento a mare, avesse saputo fare della buona amministrazione, cioè il suo lavoro, Fincantieri non sarebbe in queste condizioni.