Se il mercato procura un abbaglio collettivo

Dopo la grande abbuffata di acquisti, il club di Preziosi ha dato il benservito al suo allenatore che ha pagato per l'eccesso di entusiasmo e di aspettative seguite all'estated. La verità è una sola: pochi gli autentici rinforzi in rosa, molti invece gli arrivi di scarso spessore

Nono sono bastati quattro anni e mezzo di gran bel lavoro, di lancio e valorizzazione di calciatori stagionati e non, per salvare la panchina Giampiero Gasperini. A Genova è finito vittima di un calcio-mercato sontuoso, descritto come la meraviglia dell'estate da una critica superficiale. É stato infatti allontanato dal Genoa dopo aver dato a questa squadra gioco, posto in coppa e anche un po' di popolarità sovranazionale.
Gli sono arrivati dal club una bella striscia di presunti rinforzi: il portiere Eduardo (che l'ha tradito con una serie di errori, specie contro l'Inter), poi il difensore più promettente, Ranocchia, quindi Veloso e Zuculini, infine Toni e Kaladze. Gasperini ha perso il filo del gioco e anche della classifica a causa di una serie infinita di infortuni che hanno di fatto dimezzato la rosa: così si è ritrovato con gli elementi contati.
Non solo. Ma a ben vedere, anche Toni e Kaladze che sono i nomi più eclatanti, presentati come le stelle della squadra, hanno età avanzata dal punto di vista anagrafica e un passato di scarsa efficienza fisica. Di suo Gasperini ha sbagliato nell'intestardirsi a tenere fermo e bloccato lo schieramento con tre difensori fissi, dimenticando di riconoscere una flessibilità che va applicata anche alle caratteristiche del rivale, oltre che a quelle dei propri calciatori. Lo stesso Gasperini aveva avvertito il peso delle aspettative. «Guardate che non dobbiamo vincere il campionato» avvertì dopo aver perso la sfida di San Siro contro il Milan. Giusto così.
Adesso è arrivato Ballardini che rifiutò la panchina dell'under 21 proprio perchè era stato prenotato da Preziosi in largo anticipo rispetto alla decisione presa dopo la sconfitta di Palermo. Segno che il rapporto si era già deteriorato. E non salverà la faccia quella frase del patron del Genoa («è una mia sconfitta l'esonero di Gasperini»).