Se il monsignore corregge il Papa

Il fascismo è stato il «male assoluto»? All’attualissima domanda - il regime è caduto 65 anni fa - il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha risposto: «Male assoluto sono le leggi razziali. Il fascismo ha una storia più complessa». Ossia, c’è anche altro. Un’impeccabile ovvietà. Infatti, con Mussolini i treni - si dice - arrivavano in orario, il che è un bene; i gerarchi saltavano nel cerchio di fuoco, il che era una fesseria. Insomma, c’erano cose di diverso genere.
Eppure si è aperto un iroso dibattito. Alemanno è stato accusato di avere usato un espediente per salvare il fascismo. Distinguere tra il regime e le leggi antiebraiche è infatti - dicono i suoi critici - un trucco di bassa lega. «Male assoluto» è il fascismo stesso. Dottrina purulenta da cui discende il razzismo con la stessa naturalezza della lava eruttata dalla bocca spaventosa del vulcano.
Insomma, c’è stata una sana ventata di antifascismo. L’opposizione - più a suo agio nelle chiacchiere sul passato che nei progetti per l’avvenire - ha ripreso fiato. Lasciamo stare che nella polemica si siano distinti i meno titolati a sproloquiare di «male assoluto». Ossia gli ex comunisti che stavano dalla parte dell’Urss dei gulag e compagnia. A me ha colpito che si sia unito al coro dei Veltroni, monsignor Rino Fisichella, cappellano dei parlamentari e rettore dell’Università Lateranense. Facendo il verso all’ingenuo Alemanno, l’alto prelato ha ironizzato: «Le leggi razziali male assoluto e il fascismo invece no? E allora c’è da chiedersi: ma chi le ha fatte le leggi razziali in Italia?». Sottinteso: leggi razziali e fascismo sono la stessa cosa.
Così un dotto prete, pur ferratissimo in scolastica aristotelica - quintessenza della logica - ha perso la santa cautela. «Padre - verrebbe da dirgli - se lei impicca il fascismo alla persecuzione degli ebrei, dà ragione agli anticlericali che impalano la Chiesa all’Inquisizione e al rogo degli eretici».
E poi, padre, se lei considera Mussolini e il suo regime «male assoluto» come la mettiamo con gli accordi che la Chiesa ha stretto di buon grado col dittatore? Ricorderà i Patti lateranensi e il Concordato. Con i primi fu creato lo Stato Vaticano, il secondo introdusse l’ora di religione nelle scuole. Colui che lei oggi bolla come «male assoluto» fu salutato da Pio XI come «l’uomo della Provvidenza». Né avrà dimenticato che, firmati gli atti, il Papa strinse la mano al Duce e disse: «Abbiamo ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio».
Che fa, monsignore, rinnega il suo superiore o ammette, con Alemanno, che le cose sono più complesse?