Se la Moratti non esce dal tunnel

C’era ancora Prodi a palazzo Chigi quando Letizia Moratti poté annunciare trionfalmente che Milano aveva battuto la turca Smirne e si era aggiudicata l’Expo 2015. Al Palais des Congres di Parigi si sprecarono baci e abbracci fra chi si era schierato in prima fila per ottenere questo grande successo, in particolare fra il sindaco di Milano e il presidente della Lombardia Roberto Formigoni.
Era il 31 marzo scorso. Sono trascorsi cinque mesi da allora. Sembra passato un secolo. Anche perché, nel frattempo, l’Esposizione internazionale del 2015 non ha ancora fatto un solo passo avanti. Eppure la necessità di muoversi in fretta era stata sottolineata da tutti: sette anni possono sembrare tanti ma se si vuole rivoltare Milano come un calzino, se si vuole trasformare Milano in una città simbolo, sette anni sono in realtà pochissimi. Purtroppo, finora, si è buttato via il tempo a discutere di nomine, a litigare sulle poltrone, sui nomi di chi deve gestire i fondi per l’Expo.
Si tratta della bellezza di 15,4 miliardi di euro: una cifra che Milano non vedrà mai più dato che non può essere sede di un Giubileo e che se si mette a parlare di Olimpiadi fa ridere anche il custode di San Siro. È, quindi, questa dell’Expo, un’occasione che il capoluogo lombardo non può permettersi di sprecare. Ciononostante invece di spiegare per filo e per segno ai milanesi quali saranno le grandi opere con cui Milano si presenterà al mondo il primo maggio del 2015 ci si attorciglia attorno al nome di Paolo Glisenti, braccio destro della Moratti e al numero di ministri e sottosegretari che dovranno sedersi nel Cda. Il sindaco, inizialmente, voleva Glisenti come amministratore unico dell’Expo; tramontata questa ipotesi (anche per l’opposizione di Formigoni) si finirà, probabilmente, col nominare Glisenti amministratore delegato della Soge. La Moratti, su questo, non è neppure disposta a discutere.
Ma di questi balletti ai milanesi e agli italiani (il governo metterà parecchi soldi nell’Expo e quindi la cosa interessa tutti) importa ben poco. La gente vuole sapere quali saranno le grandi opere che cambieranno il volto di Milano. Sono ancora davanti agli occhi di tutti la Pechino olimpica e l’efficienza organizzativa dei cinesi e qui invece non si è ancora deciso quale sarà il simbolo dell’Expo 2015, qualcosa che deve restare nel tempo, qualcosa che deve colpire la fantasia e l’immaginazione dei 29 milioni di visitatori (tanti ne sono previsti) che verranno a Milano. Qualcosa come la Tour Eiffel, costruita in occasione dell’Esposizione internazionale del 1889 e che ancora oggi è, in tutto il mondo, il simbolo di Parigi.
Tante chiacchiere, ma per ora vanno avanti soltanto alcuni importanti progetti già avviati prima che la Moratti diventasse sindaco di Milano e che Milano diventasse sede dell’Expo 2015, come la nuova sede della Regione, la Città della moda, City Life (cioè la riqualificazione della vecchia Fiera).
E poi? Ogni tanto spunta qualche idea, qualche progetto poi non se ne sente più parlare. Eppure è tempo di decidere e di mettersi a lavorare. Bisogna fare in fretta, qui non siamo in Cina, qui abbiamo un Tar cui basta il ricorso di un qualsiasi cittadino per bloccare lavori che porterebbero benefici a centinaia di migliaia di persone. Che fine ha fatto, ad esempio, l’idea del tunnel che dovrebbe collegare la nuova Fiera di Rho-Pero (ed è a ridosso di questi padiglioni che è stata individuata l’area - 1,1 milioni di metri quadrati - dell’Expo) a Linate e alla Tangenziale est? Un’opera grandiosa che snellirebbe in maniera sensibilissima il traffico cittadino e ridurrebbe di pari passo l’inquinamento atmosferico. Pensate che oggi per andare in auto dalla nuova Fiera a Linate si impiegano circa 50 minuti, se non c’è traffico. Col tunnel ce ne vorrebbero circa 12.
Perché non se ne parla più? Eppure da tempo urbanisti ed esperti sostengono che una delle soluzioni - drastiche - al problema del traffico milanese è proprio il ricorso ai tunnel. Con Albertini a Palazzo Marino era stato preparato il progetto di una circonvallazione sotterranea. Non se ne è fatto più niente. Ma l’ex sindaco non aveva a disposizione i finanziamenti che avrà la Moratti grazie all’Expo.
E allora, signor sindaco, cerchiamo di spingere sull’acceleratore delle cose da fare, dei progetti da realizzare. Milano ha una voglia pazzesca di dimostrare al mondo che è capace di rimboccarsi le maniche, di mettersi a lavorare e di realizzare le imprese più ardite. Non buttiamo questa occasione in un tunnel senza uscita. L’Expo è stata, finora, una sua vittoria, deve diventare un trionfo per i milanesi e per tutto il Paese.