Se ne va il ceo Gourgeon dopo un braccio di ferro con il presidente Spinetta. Contrasti sui progetti della compagnia socia di Alitalia

Si è spezzato improvvisamente il lungo e profondo rapporto che legava Jean-Cyril Spinetta, risanatore e protagonista del rilancio di Air France-Klm, e Pierre Henri Gourgeon, suo successore naturale alla guida del gruppo il primo gennaio 2009. Un lungo cda ieri ha sancito il definitivo divorzio con l’allontanamento del ceo. Al suo posto ritorna lo stesso Spinetta, affiancato, come vice, dall’olandese Leo Van Wijk, oggi vicepresidente. Che cosa cambierà per Alitalia, di cui Air France è primo socio con il 25%, è prematuro dirlo, ma dal punto di vista operativo non dovrebbero esserci grandi novità visto che il rapporto commerciale tra le due compagnie è molto forte.
Gourgeon, ieri dimissionario, a luglio era stato confermato nel ruolo di numero uno operativo per i prossimi 4 anni. Che cos’è accaduto allora in queste ultime settimane? Le versioni più correnti fanno riferimento alla nomina di un nuovo direttore generale, Alexandre de Juniac, ex capo di gabinetto di Christine Lagarde all’Economia, gradito a Gourgeon ma non - si dice - a Spinetta. De Juniac resta direttore della sola Air France, non del gruppo; Spinetta, che negli ultimi anni è stato un presidente vigile anche se non operativo, riprende le deleghe per condurre la compagnia verso un futuro ancora tutto da interpretare.
E qui si innestano altre osservazioni di fondo. Air France da tempo sta attraversando una crisi strisciante che non sembra di pronta soluzione. É in crisi, soprattutto, il modello di hub che la Francia, Paese monocentrico, ha incardinato sulla grandeur del Charles de Gaulle, l’aeroporto di Parigi. Questo modello, al quale sono ispirate le politiche commerciali, l’offerta di collegamenti e la composizione della flotta, appare in difficoltà in buona parte del mondo: la qualità vincente è quella del point-to-point, o di un sistema di hub diffusi. Air France-Klm deve ripensare il proprio futuro, rendendosi consapevole che la sua attuale filosofia sta rapidamente invecchiando. Lo dicono anche i conti, non brillanti: 145 milioni persi nel primo semestre 2011. Gourgeon è stato un tagliatore di costi, un buon gestore, ma non ha la statura per ridare slancio alla compagnia. Ha lavorato in anni difficili, funestati anche da un tremendo incidente, che lascia lunghi strascichi anche quando le notizie non finiscono più sui giornali.