Se nella borsa da viaggio ci finisce un tigrotto

«Lasciatemi i miei peluche» pare abbia detto la donna, come estremo tentativo per convincere i poliziotti che, all'interno di quella valigia c'erano due pupazzi destinati a un bambino iraniano. In effetti, a un'ispezione sommaria, i pupazzi c'erano davvero. Peccato, o meglio per fortuna, che domenica scorsa, al check dell'aeroporto di Bangkok ci fosse di servizio l'agente Nirath Nipanant, uno che di animali se ne intende. Dal peso della valigia che la donna trasportava faticosamente, si sarebbe detto che dentro ci fosse ben altro. D'altronde in quell'aeroporto ne vedono di tutti i colori, tanto da avere istituito ispettori specializzati nel controllo della fauna. La Thailandia è un paese molto importante per il traffico degli animali esotici. Un'occhiata sotto la macchina a raggi X e il sospetto è diventato una certezza. Aperta la valigia, due bambolotti c'erano davvero, solo che uno era fatto di carne e ossa, nonostante non si muovesse a causa dei pesanti sedativi somministrati. Ne vedono di tutti i colori a Bangkok, ma non capita tutti i giorni di trovarsi davanti a una valigia che contiene un cucciolo di tigre dall'apparente età di tre mesi.
Piyawan Palasarn, la 31enne donna tailandese che trasportava con affanno la valigia, ha tentato l'ultima carta. «Non è mia - ha detto all'agente Nipanant - un altro passeggero mi ha chiesto di trasportarla a Teheran per lui». Nessun passeggero però si è fatto avanti reclamando il possesso del tigrotto e il cerino, alla fine, è rimasto nelle mani della donna.
In Iran gli animali esotici sono molto di moda e il destinatario del cucciolo avrebbe sborsato non meno di 100.000 baht (oltre 3000 euro) per averlo. Cifra ragguardevole per un paese dove si muore di fame e di piombo. «Il cucciolo era profondamente sedato - ha detto Chaiyaporn Chareesaeng, capo dell'unità d'emergenza per la fauna selvatica - e versava in pessime condizioni, essendo molto disidratato. Oggi però sta meglio ed è già in grado di camminare, anche se non si è completamente ripreso e ha bisogno di cure continue e di un monitoraggio molto stretto».
«L'episodio - ha detto l'agente Palasarn - denota il cinismo e la stupidità di chi compie, e soprattutto di chi commissiona, questi reati. Quel tigrotto, se avesse passato il check, sarebbe finito in stiva per diverse ore con scarsissime possibilità di sopravvivenza».
La donna ovviamente è stata incriminata per traffico illegale di fauna protetta e non è che in Thailandia siano proprio teneri, su questo tipo di reato. Rischia (davvero) quattro anni di galera e oltre 1000 euro di multa, mentre il dipartimento per la conservazione della fauna selvatica sta premendo sul governo perché porti la sanzione a dieci anni di carcere. Da noi, neanche i serial killer rischiano tanto.