«Se non accetta, Maiolo o Del Debbio candidati»

Intanto i comitati hanno già raccolto 3mila firme a sostegno dell’assessore alle Politiche sociali

Il nome di Tiziana Maiolo fa capolino più di una volta tra i riformisti di Forza Italia a convegno. L’assessore alle Politiche sociali, dicono in parecchi, appare come un possibile candidato a sindaco di Milano. «Molte persone pensano alla Maiolo. A questo punto sarebbe bene sollecitare una risposta di Letizia Moratti» dice Francesco Colucci. E anche il coordinatore provinciale di Forza Italia, Guido Podestà, fa il nome della Maiolo: «Se la Moratti non si candidasse, due nomi possibili saranno la Maiolo e Paolo Del Debbio».
Tiziana Maiolo non si scompone, anche perché è abituata da mesi al pressing dei comitati che stanno raccogliendo firme per lanciarla nella corsa a Palazzo Marino e che sono già arrivate a quota tremila. L’assessore si limita a spingere sull’acceleratore della scelta della Moratti: «Ci deve dire che cosa vuole fare». E promette tutta la propria collaborazione nel caso in cui il ministro decidesse di scendere in campo: «Sono prontissima a portarla in giro per le periferie, ma lei deve fare quel che faccio io con gli anziani». L’obiettivo è semplice: «Vogliamo un sindaco politico, capace di stare vicino alla gente». Ecco perché il no alla lista civica firmata Moratti è secco: «È un ministro del governo Berlusconi, molto legata al partito. Non c’è bisogno di liste civiche, terzismi e altre diavolerie. Letizia Moratti deve stare alla testa di Forza Italia». Maiolo ricorda la propria storia di «libertaria» ancor prima che di riformista, giornalista in un giornale comunista, candidata da Armando Cossutta come indipendente nelle liste di Rifondazione: «È sempre tra i socialisti più che tra i comunisti che ho trovato persone che condividevano le mie battaglie di libertà». Il paradosso, secondo la Maiolo, sono questi tentativi della sinistra di rivalutare il Psi e Bettino Craxi: «Chi ha ucciso e ha cercato di impossessarsi delle spoglie del nemico, ora vuole rivalutarlo». Anche se si tratta di tentativi che non reggono alla prova dei fatti, come dimostra la decisione del consiglio comunale di dire no alla targa per Bettino in piazza Duomo 19: «Ho firmato per dedicare una strada a Craxi, ma credo che la battaglia da fare sia quella portata avanti dalla giunta e cioè la targa proprio in quel luogo, in piazza Duomo 19. Non è il luogo di Antonio Di Pietro, ma di Bettino Craxi».