Se non c’è clemenza allora c’è il complotto

Lavezzi non giocherà contro il Milan. Il resto non conta, pinzillacchere, quisquilie avrebbe detto il principe De Curtis. Il ricorso del Napoli è stato respinto, lo sputo c’è stato, orizzontale, verticale, di lato, obliquo, comunque c’è stato, dopo il primo lancio di saliva del romanista Rosi, robetta miserabile per professionisti di rango. Capisco la rabbia dei tifosi, urlano al complotto, al tentativo di fermare il Napoli nella marcia ad acciuffare il Milan. Le solite ombre, i soliti sospetti. Il Milan si comporta come lo stesso Napoli nella vicenda Gattuso, chiedendo all’Uefa quello che gli avvocati napoletani hanno richiesto ai giudici italiani: clemenza, perché il calciatore è stato provocato, perché nella sua carriera, perché non è giusto, perché l’immagine... Chi ha voluto cento telecamere a trasmettere le immagini di un evento sa che l’evento stesso comporta doveri e obblighi di disciplina. Lavezzi e Gattuso lo sapevano prima, durante e dopo. Se non ci fossero di mezzo la sfida diretta in campionato e gli impegni di champions, nessuno si lamenterebbe, nessuno griderebbe allo scandalo. Un consiglio per entrambi: bocca chiusa e testa a posto. O no?