«Se non riabilitano Cè disertiamo la giunta»

Per Formigoni la soluzione per uscire dall’impasse è nelle mani della Lega

Marcello Chirico

Ufficialmente, da ieri mattina, è diventato un «caso politico», ma quello dell’assessore lùmbard Alessandro Cè sospeso dalle proprie funzioni amministrative resta (nonostante le smentite leghiste) sostanzialmente un caso personale tra lui e il governatore Roberto Formigoni. Siccome però da questa partita il Carroccio non intende uscirne sconfitto, ha deciso di andare al braccio di ferro con la presidenza regionale. E ieri ha fatto una nuova mossa: non ha partecipato coi propri assessori alla riunione di giunta. Annunciando che continuerà a non farlo fin quando non verrà «riabilitato» Cè. Perché, come anticipato dal segretario federale Giancarlo Giorgetti prima ancora che la riunione avesse inizio «se Formigoni oggi approva delibere in materia sanitaria, è chiaro che la nostra delegazione non potrà parteciparvi. Di conseguenza la vicenda non sarà più di tipo personale ma politica». Cosa che il governatore ha fatto proponendo (coi poteri ad interim di assessore alla sanità conferitisi dallo scorso 30 agosto) e facendo approvare la costituzione della Fondazione Ospedale di Saronno.
A dire il vero i due assessori leghisti Boni e Albertoni si sono presentati in giunta con già ben chiaro il da farsi: prima hanno chiesto se era possibile rinviarla, sentitisi rispondere di «no». Boni ha tirato fuori una dichiarazione scritta (concordata già in precedenza con la propria segreteria) con la quale annunciava che Lega non avrebbe partecipato ai lavori. Formigoni, dal canto suo, gli ha ripetuto di non aver alcuna intenzione di sottrarre alla Lega un assessorato che gli spetta, ma che la soluzione per uscire dall'impasse è tutta e soltanto nelle mani del Carroccio. «Esiste però anche un dovere di governare e amministrare la Lombardia» avrebbe aggiunto. L’intera scena si è svolta in un clima sereno e - a dire di qualcuno dei presenti - pure nell’evidente imbarazzo dei due assessori lùmbard, quasi costretti a recitare la parte degli irriducibili ben sapendo che, al momento, la Lega non intende andare allo scontro personale con Formigoni. In parte l’ha confermato lo stesso Boni uscendo dal Pirellone: «La palla non è in mano nostra, ma in quella dei segretari nazionali dei partiti. Da oggi si acuisce una situazione già tesa».
«Il problema sarà pure politico come dicono - ha osservato l’assessore azzurro Massimo Buscemi - ma va risolto, e la Lega non lo sta facendo. Il governatore ha dato indicazioni su come era possibile farlo, ma a questo punto mi sembra che il problema sia più interno alla Lega che nei nostri confronti. Anche perché noi non stiamo chiedendo la testa di Cè ma le sue scuse. Comunque, se non arriveranno, cerchino un’altra soluzione». D’accordo pure il capo-delegazione di An, Massimo Corsaro. «Abbiamo sollecitato il Carroccio a velocizzare una soluzione: sta a loro normalizzare il rapporto e da parte nostra non ci sono preclusioni se colmeranno questo vulnus».
Eppure secondo la Lega, «in queste condizioni» come sottolineato dal capogruppo Zanello, diventano a rischio pure le prossime sedute di consiglio sul Dprf, in prospettiva delle quali il Carroccio aveva già annunciato di far mancare i voti nel caso non si risolva la querelle Cè. Che proprio ieri, dopo giorni di silenzio, ha così commentato: «Quanto avvenuto oggi - ha detto Cè - è la dimostrazione che non si tratta di una questione personale». La coordinatrice azzurra MariaStella Gelmini ha incontrato ieri a Roma Giorgetti, insieme a lui «stiamo lavorando - ha dichiarato - per evitare ulteriori problemi alla coalizione e con la Lega».