Se non si adegua l’Italia sarà tagliata fuori

Beppe Attene

Il cinema italiano è «in lotta» contro i telefonini. Protesta contro la possibilità di trasmettere i film sullo schermo da 2 pollici che ormai molti si portano regolarmente appresso. Rivendica che i film si debbano vedere nelle sale cinematografiche e che possano passare sugli altri supporti soltanto dopo un considerevole tempo dalla prima utilizzazione.
Poche vicende segnalano così bene lo stato di confusione e dissesto del settore.
Non vi è alcun rapporto tra il diffondersi di queste nuove forme di consumo e il numero degli spettatori nelle sale. L'utente che sceglie di consumare il film su un supporto di questo genere non è quello che va a vederlo in cinema.
Si tratta, esattamente come nel caso del Dvd, di un consumo aggiuntivo ma è, soprattutto, l'avanguardia di una serie di nuove modalità con le quali sarebbe meglio entrare in rapporto piuttosto che infilare la testa sotto la sabbia.
Solo la paura della pirateria e una serie di residue difficoltà tecniche impediscono ancora la commercializzazione tramite downloading direttamente dal produttore al consumatore. Quando sarà possibile vedere in qualità alta un film direttamente a casa propria, cosa faranno i nostri autori e i nostri intellettuali?
Si ribelleranno come stanno facendo oggi, contribuendo a consegnare ulteriormente il mercato italiano alla cinematografia dominante.
L'unica difesa sensata di fronte alle nuove forme di commercializzazione è quella personale, legata alla scelta artistica e al diritto del creatore dell'opera di definire direttamente le modalità di consumo. Ma, naturalmente, questo potenziale di resistenza è assolutamente individuale. Fa parte del potere contrattuale di ogni regista e non può realisticamente essere socializzato e messo a disposizione degli altri.
Purtroppo noi viviamo ancora nei cascami inerti e degradati di una vecchia cultura della sinistra, che preferisce da sempre andare incontro alle sconfitte piuttosto che adeguare alla realtà i preesistenti schemi ideologici.
Il risultato di questa cecità voluta sarà che il cinema italiano non si metterà in condizione di competere per le nuove potenzialità economiche, rinunciando a possibili e preziosi apporti.
Le nuove fasce di mercato, piccole o grandi che siano, si riempiranno di prodotto non italiano, disabituando ulteriormente i giovani al nostro linguaggio e ai nostri valori.
Pesa inoltre su questa situazione il silenzio della politica, incapace di vedere (a destra come a sinistra) nella comunicazione e nel suo riassetto una frontiera nazionale importante ormai almeno quanto quelle storiche e geografiche.
*direttore delle Grolle d’oro
beppeattene@virgilio.it