«Se non si cresce siamo destinati a soccombere»

da Milano

«Abbiamo risorse finanziarie che non compromettono la crescita interna e la politica dei dividendi». Lo ha detto l'amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti riguardo all'Opa su Suez. Conti ha aggiunto che «la sfida è la concorrenza dei grandi produttori, che arriveranno ai mercati di sbocco. Se non abbiamo una dimensione di scala forte, importante, saremo soccombenti». Intanto dalla Francia rimbalza la notizia che dopo il presidente di Suez, Gerard Mastrallet, anche il presidente di Gaz de France Jean-François Cirelli si dice aperto ad ogni partenariato con Enel nel quadro della fusione Suez-Gdf. È lo stesso Cirelli a dirlo in un'intervista al quotidiano francese La Tribune. «Fino ad ora - ha affermato Cirelli - l'Enel non ci ha mai contattati, né l'uno né l'altro. Non conosco quindi il progetto italiano. Si tratta di un'offerta non sollecitata, ma è difficile farsi un'idea sulle intenzioni reali dell'Enel. E anche secondo il quotidiano Financial Times «è arrivato il momento che le autorità di mercato francesi chiedano all'Enel di scoprire le sue carte» su Suez. Già lo scorso anno «le autorità francesi - ricorda Ft - avevano chiesto a Pepsi di chiarire la sua posizione quando i rumors su una possibile offerta della società statunitense su Danone agitavano i mercati. E Pepsi non ha indugiato in questa sorta di noiosa pantomima che l'Enel sta mettendo in atto». Il quotidiano economico ricorda che il prossimo lunedì i vertici di Gaz de France e di Suez si recheranno a Bruxelles per incontrare il commissario europeo alla concorrenza, Nelie Kroes, «l'unica che potrebbe sollevare obiezioni al loro matrimonio». Nello stesso giorno l'Enel terrà a Parigi un’iniziativa per cercare di convincere «il mondo che sarebbe un partner migliore per Suez». Da parte sua la commissaria europea alla concorrenza, Neelie Kroes, ha fatto sapere ieri che farà da «arbitro» nella vicenda Suez-Gdf-Enel ed è decisa ad andare per la sua «strada» senza cedere alle pressioni di alcun Stato membro. «Sono un arbitro nelle questioni di politica di concorrenza e sono responsabile dei comportamenti di tutte le parti interessate - ha dichiarato la commissaria europea -, ciò significa che per me il Paese di appartenenza non conta».