Se Obama s’inventa erede di Reagan

La Befana di Barack Obama è un numero. Ieri il dipartimento del Lavoro ha ufficializzato i dati del 2011 e ha raccontato all’America che in tutto l’anno scorso il Paese ha recuperato un milione e seicentomila posti

La Befana di Barack Obama è un numero. Ieri il dipartimento del Lavoro ha ufficializzato i dati del 2011 e ha raccontato all’America che in tutto l’anno scorso il Paese ha recuperato un milione e seicentomila posti. Disoccupazione giù all’8,5 per cento, in sostanza. Un dato atteso ma non in queste dimensioni. Un regalo per il presidente che cerca la rielezione. Perché mentre i repubblicani si sfideranno nelle primarie, Obama potrà girare l’America usando numeri che gli possono fare gioco. Se l’economia riprende, se la fiducia aumenta, il presidente è ampiamente favorito alle elezioni di novembre.

È per questo che lo staff del presidente ieri s’è premurato di far sapere a tv, agenzie di stampa, blog, giornali e social network che questo dato è il migliore da cinque anni a questa parte e si avvicina di molto a quell’8 per cento netto che Obama spera di poter raggiungere a novembre quando si voterà per le presidenziali. È la storia che parla: dai tempi di Franklin Delano Roosevelt, negli anni Trenta, il tasso di disoccupazione è stato sempre sotto o intorno all’8 per cento quando un presidente è stato rieletto per un secondo mandato. Nel 1983, il tasso era all’8,3 per cento e un anno dopo Ronald Reagan vinse le elezioni a valanga, con 525 voti elettorali, il totale più alto dell’intera storia americana.

Obama guarda a Reagan e contemporaneamente vede i primi nuovi segni di tensione tra i candidati repubblicani che cercano la nomination per sfidarlo tra undici mesi. Ieri è stato il giorno del primo schiaffo per Rick Santorum, finito al centro di polemiche per aver paragonato i gay ai poligami e per aver detto che «in Cisgiordania vivono solo ebrei». Fischi per lui. Fischi, forse, anche per Mitt Romney che sta battendo il South Carolina a caccia di voti per le primarie del 21. «Per lui sarà un weekend infermale, ha predetto ieri Politico.com: il frontrunner repubblicano sarà l’obiettivo polemico di tutti i suoi avversari.

Ha già cominciato Newt Gingrich, ieri in diretta a Good Morning America, sulla Abc: «I candidati conservatori del Gop alla fine si coalizzaeranno per contrastare un moderato come Romney». Ci sarà una vera alternativa, quindi. Che per Gingrich esiste già: si chiama Newt Gingrich. «Un conservatore alla Reagan», s’è autodefinito. Non si vedono nuovi Ronald, a dire la verità.

Purtroppo per i repubblicani, purtroppo per l’America e purtroppo anche per noi. Si vede, invece, una competizione interna al Gop che nei prossimi giorni diventerà pesante. Si scanneranno l’uno contro l’altro: non tanto fino a martedì, quando si vota in New Hampshire, quanto subito dopo, quando bisognerà andarsi a prendere il primo stato del Sud in ballo, cioè il South Carolina. Ne vedremo molte, ne sentiremo di più. Obama se la gode.
Twitter: @giudebellis