Se paghi sfili: decine i modelli truffati

Si inventava eventi patrocinati dal Comune per farsi anticipare le spese

Una sede fantasma, un calendario di sfilate fittizio e un falso patrocinio del Comune. Nella truffa organizzata da Gianluca Belmonte, fantomatico proprietario dell’inesistente «Gb Service» di via Canonica, non c’è spazio per l’arrosto. Tutto finisce in fumo.
Fumo, come quello gettato negli occhi delle sue vittime con il finto casting nel locale Le Trottoir, in zona Darsena. Era la sera del 4 maggio. Centinaia di giovani aspiranti modelli e modelle si radunano lì con la speranza di essere selezionati. Per cosa? Per la rassegna «Naviglio in moda sotto le stelle», naturalmente. Una serie di otto passerelle tra maggio e agosto organizzata dagli assessorati al Tempo libero e alle Attività produttive, che avrebbero delegato il Belmonte di occuparsi della cosa. Peccato che tale rassegna non esista e che Giovanni Terzi e Tiziana Maiolo non abbiano avallato un bel nulla. Tutte bugie, insomma. Ma i giovani e alcune agenzie di moda ci cascano. I modelli prescelti, 75 in tutto, vengono convinti a depositare su di una Postepay 29 euro. «Sono le spese per la segreteria del Comune - spiega l’imbroglione -. Tanto poi vi pagano 1.600 euro a testa». La truffa è servita. Il bottino modesto, poco più di duemila euro, non inganni: Belmonte avrebbe replicato il raggiro in altre città, fra cui Torino.
Il giorno della prima sfilata, il 25 maggio, Belmonte telefona alle agenzie per comunicare che tutto è rimandato. «Colpa della pioggia», si giustifica. Poi non si fa più sentire. Tutti lo cercano, lui prende tempo, fissa appuntamenti a cui poi non si presenta e infine sparisce. Il suo cellulare non squilla più, nessuno sa che fine abbia fatto. Omar Delia, titolare di una delle agenzie di moda raggirate, intuisce di essere stato «fregato». Presenta così un esposto al commissariato Garibaldi Venezia, con tanto di raccolta degli sms inviategli da Belmonte.
La truffa giunge così alle orecchie dell’assessore Maiolo. «La prima cosa che ho fatto è chiedere a Terzi se lui aveva autorizzato quel soggetto a organizzare casting in nome del Comune. Ma anche Giovanni ha detto di non saperne nulla», dice. Poi continua: «Stiamo valutando se fare una denuncia, anche perché Belmonte ha usato il nome del Comune di Milano per truffare dei cittadini». L’ultimo pensiero va ai ragazzi imbrogliati, alcuni dei quali minorenni. «Spiace che siano stati presi in giro e illusi, oltre che derubati. Rendere pubblica la vicenda servirà proprio a evitare che altri giovani caschino in queste trappole in futuro».