Se la partita per la democrazia unisce anche i vecchi «nemici»

(...) Mi ha fatto quindi enormemente piacere registrare le adesioni più diverse. Ad esempio, quella di Alba Viani, consigliere municipale del Pdl nel Levante ed anima storica delle donne azzurre genovesi, e quella del presidente e dell’assessore del Municipio Levante Francescantonio Carleo e Giuliano Gattorno. Sapete perché questa storia è bellissima? Perché Viani, Carleo e Gattorno credo non si parlino o qualcosa di simile e hanno litigato su mille vicende del Municipio. Ma, di fronte alla partita della vita, hanno immediatamente scelto di remare tutti dalla stessa parte. Quindi, tanto di cappello a tutti e tre.
Meno cappello a chi non c’è. Anche se rispetto molto la posizione del senatore Gigi Grillo, pidiellino convintissimo della necessità e dell’imprescindibilità del governo Monti che mi ha chiamato per rivendicare la sua idea. Non la condivido, ma almeno ci ha messo la faccia. Vedremo se lo faranno altri che venerdì non ci saranno.
A me, invece, il governo dei non eletti piace addirittura meno degli ultimi tempi del governo Berlusconi, che già non mi faceva impazzire, soprattutto in alcuni suoi ministri, viceministri e sottosegretari nominati magari dopo aver minacciato di non votare la fiducia. Perché, esserci, stavolta, è talmente importante da venire prima di ogni considerazione: di partito e di simpatie e antipatie.
Ad esempio, mi ha fatto enormemente piacere l’adesione di un consigliere comunale della Destra come Gianni Bernabò-Brea, ma anche quella di un suo collega del Pdl come Remo Viazzi, che non è di quelli che urla, che strepita e che smania per andare sui giornali ogni giorno. Viazzi, che è un docente di quelli che mi sarebbe piaciuto avere da studente, una specie di Alessandro D’Avenia alla genovese, di Robin Williams nell’Attimo fuggente, ha scritto parole bellissime per aderire: «Sono un eterno Peter Pan della politica, vado ancora a giocare a pallone tutte le settimane e mi diverto come un bambino a stare in classe con i miei alunni. Mi sembrano tre buoni motivi per aderire alla manifestazione di venerdì al teatro della Gioventù e chiedere con forza di andare a votare!».
Ribadisco: Remo non è certo un ultrà urlatore, un pericoloso sovversivo a cui piace fare casino tanto per farlo. Ma anche lui, nel momento in cui la partita è davvero importante - perché è la partita per la democrazia - ha deciso di scendere in campo e può essere un vero simbolo. Insieme a centinaia di nostri lettori e alla Genova e alla Liguria migliori.
Grazie di esserci e a domani.