«Se penso a quando smetterò mi viene una tristezza...»

Caro Pippo Inzaghi, ci faccia da consulente: a che media siamo con i gol della stagione?
«Stavo consultando il mio librone: i gol sono 16, tra campionato e coppa Uefa, e le presenze 18. Non c’è bisogno di controllare, il mio computer non sbaglia».
Un gol a partita, mica male come media alla sua età...
«In effetti non mi posso lamentare. Specie se poi metto insieme la sosta per il dolore al collo e il fastidio all’adduttore. A settembre non c’era molto spazio per me, giocavo poco, mi sono dedicato all’Uefa».
Avrà masticato amaro con Ancelotti...
«Ho sempre rispettato le scelte dell’allenatore. E mai ho mancato di rispetto a un mio collega. Piuttosto è vero che in primavera rifiorisco: merito del caldo, della cadenza settimanale dell’impegno e della condizione fisica giunta al top».
Non s’è mai letto uno sfogo, una intervista velenosa, eppure si tratta di Filippo Inzaghi, il bomber dei due mondi: come ha fatto a cucirsi la bocca?
«Sono fatto così, tempesto di frasi, pronostici e promesse il mio allenatore ma quando resto fuori allora mi trasformo. E cerco di allenarmi sodo, perchè alla lunga il lavoro paga. Sapete cosa ho fatto io? Non c’era spazio in campionato? Mi sono buttato sulle amichevoli: sono andato a Glasgow, sono andato da Hannover e invece di fare solo un tempo, ho giocato fino alla fine, ho inseguito il gol, ho dato il massimo».
C’è in giro una generazione di fenomeni che purtroppo si comportano in modo opposto...
«Io provo a dare un esempio positivo. E sono felice di raccogliere il consenso di Marilongo della Samp, di Pozzi e Paloschi che si ispirano ai miei comportamenti virtuosi. È una gran bella soddisfazione».
C’è chi è rimasto colpito anche dal gesto che ha compiuto correndo ai funerali di Rotella...
«Ho pensato: se fosse successo il contrario, lui sarebbe venuto al mio. Quando eravamo insieme a Bergamo, e io ero con la patente sospesa, lui tutte le mattine passava da casa, a prendermi per portarmi a Zingonia, agli allenamenti. Ma se permette c’è un’altra soddisfazione più grande».
A cosa allude, scusi?
«Nessun dirigente, nessun tifoso ha mai pensato che io abbia giocato per i soldi ma solo per la grande passione che mi porto dentro. E già ora che penso al giorno in cui smetterò vengo assalito da una tristezza infinita».
I gol sono tanti, 300 e passa. Vuole scegliere invece la parata dell’anno?
«Certo. Quella di Julio Cesar, nel finale del derby di ritorno, d’istinto, col piede. Ha evitato il 2 a 2 e forse dato una sterzata al campionato. Per valore simbolico e bellezza ricorda quella di Buffon a Manchester, nella finale di Champions league».
Come mai l’Inter continua ad arrivare prima?
«Di solito non cerco scuse, questa volta devo fare un’eccezione. Come si fa a vincere con Kakà e Pirlo, i due veri insostituibili del Milan, fuori per 3-4 mesi? Se poi aggiungiamo all’elenco Abbiati, Gattuso, Nesta, Borriello e Kaladze, allora la spiegazione diventa convincente. Ma questo non toglie che abbiamo anche noi del Milan delle responsabilità: potevamo fare meglio».
Conviene rifondare, come suggerisce Rivera?
«La base è giovane: sfogliate l’almanacco e controllate l’età di Abbiati, Thiago Silva, Borriello, Gattuso, Pirlo, Kakà, Pato, Flamini. Qualche vecchietto ci vuole».
A proposito con la Roma saluta San Siro Paolo Maldini: che patrimonio genetico lascia in eredità?
«Io l’ho avuto al mio fianco in Nazionale, come rivale in campo e poi come capitano a Milanello: non ho mai cambiato idea sul suo conto. Chi l’ha visto allenarsi, tutti i giorni, non può non riconoscere la sua grandezza».
Juve e Milan, le sue due grandi squadre: qual è la differenza?
«Nella Juve ho giocato e fatto gol, nel Milan ho trovato una patria. Ci voleva il mio coraggio, a 28 anni, per rimettermi in gioco. E se penso che stando a Bergamo ho detto no all’Atletico Madrid e a Torino ho rifiutato il Real Madrid, non ho neanche un rimorso».
Caro Inzaghi, lei che di attaccanti gelosi del gol s’intende, come giudica il litigio di Ibrahimovic di domenica?
«È successo anche a me, quando ero all’Atalanta. Ma prendersela con un compagno che ha fatto gol mi sembra troppo».
Alla Nazionale pensa ancora? Totti è pronto...
«Io non ho l’età, come diceva la canzone».
Veniamo al tormentone Ancelotti.
«Se perdiamo Carlo, perdiamo un grande allenatore. E questo lo pensano tutti al Milan: chi gioca e chi non gioca».
Ma a Udine non gli avete dato una mano...
«S’è rotto qualcosa la sera con la Juve, allora avremmo potuto riaprire la corsa allo scudetto».
Beckham così se l’aspettava?
«Detto sinceramente proprio no. Peccato che non conosca bene l’inglese, perchè è una persona eccellente oltre che un super professionista. Io stravedo per chi sa crossare. Da quando ha smesso Serginho mi sentivo un po’ vedovo».
Domenica con la Roma...
«Dobbiamo essere dei leoni: ci sono 3 motivi serissimi: festeggiaree il capitano, tagliare il traguardo della Champions garantita, congedarci bene dal nostro pubblico».
FOrd