Se il popolo okkupa la tv (e poi mena in diretta)

Dalla <em>Versione di Banfi</em> fino a Formigli la gente si prende il microfono con la forza e pretende l’autogestione del programma<br />

Altro che palinsesto fai da te. Altro che tv on demand. Altro che persone comuni che vincono la timidezza dello schermo. Adesso, la «ggente» il microfono non solo se lo piglia, anche con la forza, ma vuole addirittura dettare l’agenda dei programmi televisivi. Quanto è successo l’altro ieri sera nella trasmissione La versione di Banfi di Retequattro, ma anche a Piazzapulita su La7, è il segno di uno sconvolgimento dell’ordine da sempre costituito in Tv. La cosiddetta «piazza» (quella che Michele Santoro ha innalzato a prodotto televisivo) si è rivoltata contro chi le dà la ragione di esistere, perché senza l’amplificazione dei mezzi di informazione (e primo fra tutti il video) le proteste restano urla nel deserto.

Da una parte, su Retequattro, gli operai della Fincantieri di Sestri si sono violentemente scagliati contro la troupe che voleva dar loro la parola; dall’altra, su La7, gli indignados romani hanno praticamente occupato la piazza di Formigli capitani da una spigliatissima attrice, Irene (del gruppo che occupa il Teatro Valle) che non solo teneva testa a giornalisti e politici seduti in studio, ma dettava il ritmo della trasmissione, invocando anche lei il diritto di mandare a quel paese tutti quanti. Impressionante la reazione degli operai liguri: per un quarto d’ora si è visto uno schermo nero e sentite voci di gente arrabbiata che urlava parolacce e inveiva contro i politici. Motivazione? I manifestanti erano scocciati perché hanno dovuto attendere un’ora prima di poter parlare, fatto che fino a qualche anno fa non avrebbe destato alcuno stupore: invece alcuni operai non solo hanno oscurato le telecamere e spintonato i cameramen, ma hanno pure invocato un’autogestione del programma, ovviamente non concessa dal conduttore Banfi.

«Adesso la trasmissione la facciamo noi», ha urlato un capo-popolo.
In tutto questo c’è il segno di un’esasperazione che rimanda a un problema sociale e politico (la crisi economica) ben più ampio del semplice evento televisivo. Ma anche quest’ultimo è interessante. «In tanti anni di diretta non ho mai visto nulla del genere», racconta Monica Giandotti, l’inviata del talk di Retequattro che di piazze ne ha viste tante, avendo per anni lavorato ad Annozero. I suoi operatori sono stati presi a schiaffi e praticamente salvati dai più calmi fra gli operai.

«Non penso - prosegue - che in quella situazione abbia prevalso la pregiudiziale contro Mediaset, ma che la violenza sia scattata per l’esasperazione di persone alla canna del gas. Ce l’avevano con gli ospiti in studio, politici ben pagati, che dibattevano di problemi che loro vivono sulla pelle, mentre loro stavano lì in attesa. Ovviamente stigmatizzo il loro comportamento, anche perché avevamo concordato la scaletta: loro sapevano benissimo a che ora avrebbero parlato. In più, volendo protestare contro la perdita del lavoro hanno impedito a noi di fare il nostro».