SE QUEL CAVALIERE È LA GIOVANE GOGGI

Gli anni Sessanta furono la stagione dei grandi sceneggiati, seguiti con un interesse oggi inimmaginabile. Erano appuntamenti che non si potevano perdere e che mettevano in crisi cinema e teatri. La freccia nera diventò un evento, fin dalla prima delle sette puntate, in onda il 22 dicembre 1968. L'audience ebbe una media di quasi 17 milioni di telespettatori, con punte di 21 milioni, degne di Canzonissima e del Festival di Sanremo. La sigla musicale di Sandro Tuminelli, La freccia nera fischiando si scaglia era canticchiata da tutti, come Nel blu dipinto di blu. Il trionfo di questo sceneggiato, tratto dall'avvincente romanzo di Robert Louis Stevenson, fu merito soprattutto del regista Anton Giulio Majano, che aveva profondamente creduto in una storia che alcuni dirigenti della Rai consideravano troppo inglese per coinvolgere i nostri telespettatori. Majano amava moltissimo i romanzi di Stevenson e nel 1959 aveva diretto un'eccellente edizione de L'isola del tesoro. La freccia nera era un romanzo assai più complesso e più rischioso dal punto di vista produttivo. È vero che era anche una grande storia d'amore fra due giovani, Dick Shelton e Joan Sedley, travestita da ragazzo per sfuggire ai suoi nemici, ma l'ambientazione era quella della Guerra delle Due Rose nell'Inghilterra del Quattrocento. Una guerra fra gli York e i Lancaster, poco conosciuta da noi, con lotte di potere fra vescovi corrotti, duchi deformi, nobili crudelissimi, tutti quanti disponibili a tradire la loro causa. Stevenson si era ispirato a Shakespeare ma anche al Dumas del Visconte di Bragelonne, dove appariva per la prima volta il personaggio di D'Artagnan. Era uno sceneggiato tutto duelli, acrobazie, assalti nella foresta, tradimenti. Majano aveva scritturato per i personaggi di maggior rilievo attori esperti come Arnoldo Foà, Tino Bianchi, Adalberto Maria Merli, ma aveva il problema di trovare i due giovani protagonisti. La scelta, dopo varie ricerche, di Aldo Reggiani, appena ventiduenne, e di Loretta Goggi, diciottenne, fu felicissima e non solo perché erano belli e bravi. La complicità che si creò, dentro e fuori del set, fra di loro fu percepita perfettamente dal pubblico televisivo, che vide in essi l'immagine del bene e dell'amore di fronte alla violenza delle lotte di potere. Ma i telespettatori furono anche coinvolti dalle battaglie girate in esterni. In esse Majano riusciva a dare l'impressione di poter contare su migliaia di comparse e centinaia di cavalli, mentre in realtà aveva utilizzato solo una ventina di figuranti speciali e una dozzina di cavalli. La freccia nera apparve così un kolossal, ma ebbe costi piuttosto modesti.