Se in quella «Soluzione finale» c’è troppa «Soluzione virale»

Come terreno più adatto per incrociare le lame della dialettica in singolar tenzone, rimanendo tuttora indisponibile il dumasiano Convento delle Carmelitane, hanno ripiegato sugli accoglienti locali del Circolo Tunnel. Nominati padrini rispettivi gli editori De Ferrari e Marsilio e arbitro-moderatore Giuseppe Benelli, i duellanti si son dati appuntamento per lunedì, alle 17 in punto (o quasi), per dirimere una questione non da poco: il plagio del libro «Soluzione virale», autore Rino Di Stefano (anno di pubblicazione: 2000), ad opera del tandem Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini. I due, in buona sostanza, hanno-avrebbero confezionato tal «Soluzione finale» (uscita: 2005) zappando in profondità nel terreno vergine del medical thriller di Di Stefano. Il quale, prima ha letto e confrontato, poi è sbottato - con l’aplomb che gli è consono, quando non s’incavola - e infine si è rivolto... «Agli avvocati!», direte voi. Neanche per sogno: «Sarà sovrano il giudizio del pubblico» ha sentenziato Di Stefano, giornalista e scrittore di lunga pezza, ormai rotto a tutte le battaglie, letterarie comprese. Così il presunto plagiato ha accolto l’invito del Lyceum e della sua presidente Clara Rubbi per incontrare (o scontrare?) i presunti plagiatori, quelli che lo stesso Di Stefano bolla come una sorta di amanuensi, senza penna d’oca, ma con tanto di pc. A suon di prove documentali: «A parte la somiglianza del titolo - spiega puntigliosamente Di Stefano - ho contato almeno una decina di similitudini». Poi, parafrasando Agatha Christie: «Una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono due coincidenze, ma tre diventano una prova». Figurarsi decine di pagine! Ma i due «rivali» si difendono e citano un certo Dan Brown: «Anche per lui s’è parlato di plagio. Poi si è visto com’è andata a finire». Dietro il convento? No, a bulaccate di dollari.