Se la "ricetta" antismog costa più di 10 miliardi

Carlo Monguzzi, esponente storico degli ambientalisti, vorrebbe la chiusura per 4 giorni di tutti i Comuni del nord

L’aspirina più cara del mondo. Se al governo delle regioni del Nord Italia ci fosse il Pd ai cittadini verrebbe inflitto anche questo brillante primato. L’esponente del Pd Carlo Monguzzi insiste infatti, senza particolari smentite dei suoi compagni di partito, nel proporre blocchi del traffico «più estesi e prolungati in quanto un solo giorno non risolve nulla» fino a proporre lo stop di tutto il Nord Italia per quattro giorni. Ora, posto che non si capisce quale sia il movente che spinge per insistere nella strada sbagliata, visto che per la milionesima volta si tocca con mano che vietare le auto non serve assolutamente a risolvere il problema né sotto l’aspetto cronico dovuto alle emissioni né per quanto riguarda il fenomeno acuto legato a particolari condizioni atmosferiche che ogni tanto purtroppo si verificano, tuttavia fatta salva la critica al provvedimento nella sua forma attuale, la proposta «nucleare» di Monguzzi si presta bene per capire cosa rischieremmo con altre giunte.
Il Pil del Nord Italia «vale» circa 850 miliardi di euro quindi, se volessimo fare una semplice proporzione, il congelamento totale delle attività per quattro giorni può essere stimato in una cifra vicina ai dieci miliardi di euro. Praticamente il valore di una manovra finanziaria che andrebbe a pesare sulle tasche di tutti i cittadini sia in via diretta per i minori affari (con perdite solo per il Nord) che in modo indiretto per i minori introiti di tasse e contributi (con perdite per lo Stato nel suo complesso), minori introiti che andrebbero comunque ripianati (ovviamente con altre tasse). Dato che le cifre della contabilità statale sono di difficile comprensione possiamo tentare di riportarle su numeri di tutti i giorni: se lo Stato fosse una persona con un reddito di venticinquemila euro annui e costui si prendesse la solita influenza stagionale, le idee «stile Monguzzi» lo costringerebbero a prendere un’aspirinetta facendogliela pagare ben duecentosettantacinque euro, per poi quindi lasciarlo malato esattamente quanto prima. Roba da far intervenire «Striscia la notizia» in una delle sue campagne contro i guaritori.
La cosa peggiore però è che le conseguenze di queste politiche pseudo ecologiste le stiamo pagando davvero. Si pensi al no al nucleare. Se non avessimo seguito le sirene dei verdi di allora (che si tirarono dietro tutte le altre forze politiche) con uno sciagurato referendum avremmo potuto risparmiare cifre enormi sulla nostra bolletta energetica con conseguenze positive anche per quello stesso ambiente affumicato anche dalle centrali termiche. Il problema della cultura di sinistra è che è protesa verso il vietare invece che verso l’incentivare e spesso anche chi proviene da una cultura diametralmente opposta finisce per farsi ingannare da slogan semplicistici.
In fondo tutti siamo contro l’inquinamento, le radiazioni, i rifiuti, il traffico, il rumore degli aerei, quindi quando qualcuno propone di vietare questo e quello sono sempre in molti ad appoggiare, anche in buona fede, la proposta. Basterebbe però mettere prosaicamente davanti a tutti un cartellino del prezzo con il costo pro capite di ognuna di queste belle pensate e uno studio obiettivo dei benefici (se mai ce ne sono) per far cambiare idea a molti. Bloccare le attività economiche anche solo per un giorno spesso viene deciso con disarmante leggerezza ma, come abbiamo visto, ha un costo spesso astronomico. Un esempio evidente di quanto ciò sia vero ci viene esaminando gli ultimi dati della produzione in Inghilterra che hanno fatto segnare a sorpresa un ritorno alla recessione. Questa volta però non si trattava di una crisi finanziaria: le ragioni andavano più semplicemente ricercate anche in alcuni giorni di stop dovuti alle forti nevicate. La neve tuttavia, come l’assenza di vento in pianura non si può controllare, le decisioni strane, inutili e costose invece si.
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