Se Ronaldo vi sembra uno schiavo

Che il calcio sia una schiavitù le nostre mogli ce lo ripetono tutte le settimane. Che la conferma arrivi dal presidente della Federazione mondiale suona tutto un po’ strano, a meno che sul tavolo del colonnello Joseph Blatter non sia giunta un’edizione speciale dell’Unione Sarda nella quale veniva data notizia di un curioso scambio: un giocatore di nome Cristiano per una forma di pecorino e un paio di bottiglie di Cannonau. Per carità, nella storia del mercato è successo. Ma se quel Cristiano di cui si parla è invece il Ronaldo che conosciamo noi - quello del Manchester United -, allora il colonnello questa volta l’ha sparata grossa, visto che ieri è sceso in campo per difendere il diritto di un giocatore che prende 10 milioni e passa di euro lordi l’anno a stracciare il suo contratto per passare al Real Madrid: «Credo che, nei trasferimenti di oggi, ci sia una forma di schiavismo», ha detto Herr Blatter. Il tutto passerebbe in secondo piano se non non fosse che: 1) Lui è appunto il capo del calcio mondiale; 2) Lui è lo stesso che ha scelto il Real come squadra del secolo. Dietrologia? Forse.
Però fa un po’ drizzare le orecchie sentire che la massima autorità del pallone si spenda per un giocatore che guadagna come leggete sopra e vuole semplicemente cambiare squadra per guadagnare ancora di più. Tutto legittimo, naturalmente, ma parrebbe anche che la Fifa sia per statuto garante di tutto il mondo del pallone, e dunque sì dei giocatori, ma anche delle federazioni e dei club. E quindi: se fosse il Manchester United a volersi disfare di un riottoso Ronaldo, di chi sarebbe in questo caso la ragione? Interpellato sul caso il giocatore non ha avuto dubbi: «È vero, mi sento uno schiavo».
Riassumendo: lasciando da parte le prediche delle nostre mogli, c’è un contratto a fronte del quale un giocatore (leggi Ronaldo, ma anche Lampard, Ronaldinho o Adebayor) deve fornire la sua prestazione pedatoria in cambio di un conto in banca privilegiato. Se il giocatore vuole andarsene e ci riesce (e di solito ci riesce) ben per lui. In caso contrario sono comunque affari loro, del club e del calciatore. Se invece per Blatter (e per Ronaldo) questa è schiavitù, allora io ci sto: sono pronto a firmare un contratto. E la catena la porto io.
Marco Lombardo