«Se salta quella norma l’alleanza non ha senso»

Il titolare della Solidarietà sociale, esponente del Prc: «L’idea di fondo del centrosinistra è fallita La verifica sarà molto seria»

da Roma

Signor ministro Ferrero, Mastella dice che lei «finge di non capire».
«La norma che dà tanto fastidio a Mastella è una versione moderata del testo in discussione alla Camera, presentato dalla Pollastrini e approvato in Consiglio dei ministri anche da Mastella».
Perché questa norma fa così paura?
«A me non pare nulla di nuovo e scandaloso, anche il ministro Amato si era detto favorevole».
Il Vaticano pare sia stato molto contrariato. Preoccupato per l’ingerenza?
«Su questo non dico nulla, se non che non vedo offese ai principi cattolici. In Iran si è uccisa una persona perché omosessuale, nella religione cristiana mi pare che ci sia il rispetto per tutti».
Che ne pensa del «no» della Binetti?
«Penso che si usino due pesi e due misure, e questo dovrebbe indurre a una riflessione. Ridicolo: se si fosse comportato così un senatore della sinistra, ci avrebbero dato tutti addosso».
Intanto però c’era un patto segreto per far votare la norma omofoba in Senato e abrogarla alla Camera.
«Non ho elementi per dire se il patto esisteva o no».
Il ministro Chiti ammette che la norma ora verrà abrogata a Montecitorio.
«Questo si vedrà, sarebbe un bel problema. E profondamente sbagliato: non capirei perché toglierla. In nome di che cosa? C’è nella norma qualcosa che contrasti il programma della coalizione? Insomma, o l’Unione riesce almeno a essere d’accordo su una norma contro le discriminazioni sessuali, o non si capisce che cosa sia».
A quel punto svanirebbe qualsiasi possibilità di trovare un’intesa di maggioranza nella verifica.
«La verifica va fatta molto seriamente. A gennaio dovremo costruire assieme che cosa faremo nel 2008».
Volete rimettere in campo anche la questione della base Nato di Vicenza.
«Pensiamo che si possa ridiscutere una questione sulla quale non è stata neppure interpellata la gente».
Dopo il Vaticano, anche gli americani. Esagerate.
«Non è una questione di politica estera, riguarda la città e la gente che ci vive».
Sembrate già con un piede fuori dal governo. Esclude un appoggio esterno?
«Non esistono verifiche a metà. Vedremo se c’è o non c’è una maggioranza. La cosa più fessa sarebbe un appoggio a un governo che non dispone di maggioranza. Dentro o fuori».
Se cade il governo, si va diritti alle elezioni?
«Il rischio c’è, per questo occorrerà fare seriamente la verifica e portare a casa qualche punto soddisfacente».
Non è troppo tardi, dopo quello che vi siete detti?
«Anche nel governo Berlusconi se ne dissero di tutti i colori».
Condivide la tesi del fallimento di questo governo?
«C’è una differenza assoluta rispetto al governo della Cdl. Ma è stato insufficiente sulle questioni sociali e del lavoro. Occorre un salto di qualità molto forte».
Sembra più moderato di Bertinotti. Non le pare che il progetto sia fallito, una stagione si sia chiusa?
«Assolutamente: l’idea di fondo dell’Unione è fallita».
Quindi ci vuole una legge elettorale che faccia esprimere in modo diverso le opzioni politiche in campo?
«Una legge elettorale che permetta di votare secondo l’articolazione reale, non in modo coatto. Non voglio obbligare Mastella a pensare come me, ma non voglio neppure essere costretto a pensarla come lui. La sinistra non può essere considerata una fastidiosa appendice, va ristabilita pari dignità».
Magari Prodi è un po’ cotto. Cambiando cavallo...
«È lui il premier e non ho nulla da eccepire. È stato votato alle primarie ed è espressione del Pd».
Appunto, se il Pd cambiasse cavallo...
«Problema interno del Pd».
Non si sente a disagio, in questo governo? Non ha mai pensato di uscirne?
«Sono un militante comunista e non ho nulla da dichiarare. Il giorno in cui il Prc esce dal governo, Ferrero non è più ministro».