SE PER SALVARE L'AMBIENTE SI DEVE ABORTIRE

la giusta punizione s’è materializzata sotto forma di una tormenta che infuria da domenica sera su Londra e su gran parte dell’Inghilterra, una nevicata come non si vedeva da decenni, con aeroporti chiusi e trasporti urbani paralizzati. Del resto chi, se non la natura, doveva incaricarsi di rispondere prontamente a Jonathon Porritt, consulente ambientale del governo britannico e presidente della commissione allo sviluppo sostenibile? Questo signore, come ha scritto il Sunday Times, afferma che «arginare la crescita demografica attraverso la contraccezione e l’aborto deve essere al centro delle politiche per la lotta contro il riscaldamento globale» e ha annunciato che si adopererà in tutte le sedi per far passare il principio secondo cui «avere più di due figli a coppia è da irresponsabili perché crea danni all’ambiente».

In altre parole, procreare sarebbe «un onere insostenibile». Se l’è anche presa con gli attivisti verdi, di cui è uno dei guru mondiali: «Devono smetterla di schivare la questione dei danni ambientali causati da un aumento della popolazione». Vili opportunisti. Porritt, consulente governativo fin dai tempi del premier Tony Blair (che di figli, disgraziato, ne ha fatti quattro), è preoccupatissimo: ogni nuovo nato durante la sua vita brucia una quantità di carbone equivalente a 2,5 acri (1,01 ettari) di querce, «un’area boschiva delle dimensioni di Trafalgar Square». E se poi continua a nevicare e a fare questo freddo becco andrà pure peggio... Va’ a spiegarglielo che sul pianeta appena l’1 per cento delle terre emerse è stato urbanizzato dall’odiatissimo Homo sapiens. Anche tenuto conto che una parte delle medesime è inabitabile (per la precisione 60 milioni di chilometri quadrati su 150), la percentuale occupata dai cuccioli degli Ominidi resta microscopica.

Gli inquilini del globo potrebbero essere radunati, qualora si adattassero all’attuale densità di popolazione dell’Italia (192 abitanti per chilometro quadrato), su un’area vasta quanto Russia, Brasile e Australia. Nella quale ancora avanzerebbero oltre 2 milioni di metri quadrati completamente deserti. Può sembrare incredibile, tuttavia se l’umanità intera decidesse per ipotesi di traslocare domattina in Texas, la densità di popolazione dello Stato americano salirebbe a 8.695 abitanti per chilometro quadrato. Molto più bassa di quella di New York (10.200 abitanti, che diventano addirittura 26.000 a Manhattan) e pari a quella di Napoli, come mi ha spiegato Riccardo Cascioli, autore di un saggio illuminante, Le bugie degli ambientalisti, edito da Piemme.

Chi l’avrebbe mai detto? Il civilissimo Regno Unito si avvicina pericolosamente alla Repubblica popolare cinese, che persegue la pianificazione familiare attraverso l’aborto coatto di Stato. L’allucinante paradosso è che sul mercato di Londra gli ovuli delle «donatrici» valgono 250 sterline l’uno. Fecondati in vitro, servono a realizzare il sogno di maternità e di paternità di tante coppie sterili. Devono essere proprio dei pazzi, questi esseri viventi, per decidere di riprodursi a tutti i costi, anche quando la natura ha programmato d’impedirglielo. Ci aspetta il più disumano dei mondi, dove saranno sacrificati gli uomini per salvaguardare le piante. Niente bambini, in compenso tanti ficus benjamin.

Che bello. Certo, poi vai a leggerti chi diavolo è questo ambientalista di lotta e di governo e tiri un sospiro di sollievo. D’accordo che la regina Elisabetta lo ha incoronato commendatore dell’Impero britannico, titolo che in Inghilterra, peraltro, non è stato negato neppure a Pelè. D’accordo che è autore di un libro, Salviamo la Terra, con augusta prefazione del figlio della sovrana, il principe Carlo, noto estimatore di bossi, nel senso di Buxus sempervirens, graziosi arbusti perenni che sopravvivono soltanto in assenza di inquinamento atmosferico. Ma è anche vero che si tratta pur sempre dell’analista che tempo fa distillò per l’Observeril seguente programma economico: «Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il mondo: fascismo, comunismo, democrazia, religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Si tratta del consumismo. Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare». Un genio.

L’idea di Jonathon Porritt, certo non annoverabile fra quelle grandi, ha da almeno un secolo solidi assertori proprio nel mondo anglosassone. La Lega per il controllo delle nascite, fondata dall’infermiera femminista Margaret Sanger, fu finanziata da banchieri (Rockefeller), industrie (Ford, Shell, Standard Oil, Du Pont) e fondazioni protestanti che ce l’avevano a morte con i prolifici immigrati ebrei e cattolici. «Più bambini dai sani, meno bambini dai deboli, questo è il principio del controllo delle nascite», teorizzava la Sanger, in largo anticipo su Hitler. Dove i deboli eravamo noi, noi italiani intendo. E dalle idee malsane dell’americana Sanger ebbe origine nel 1952 l’Ippf (International planned parenthood federation), che ancor oggi ispira le politiche demografiche dell’Onu. La sua omologa nel Vecchio Continente fu, sino a mezzo secolo fa, l’inglese Marie Stopes, altra femminista talmente fissata col programma eugenetico da diseredare suo figlio Harry Stopes Roe per aver sposato una donna miope. Poi sarebbero arrivati gli emuli, i Porritt.

Giova tenerlo a mente: le stesse persone che fondarono le società di eugenetica e di controllo delle nascite furono anche promotrici della prima associazione per la conservazione dell’ambiente. Il quale, a badar loro, sarebbe perfetto soltanto a patto che l’uomo si estinguesse. La storia si ripete. Per carità, persino San Girolamo, che non era un malthusiano, nel IV secolo sosteneva che «il mondo è pieno e la popolazione è troppo vasta per le capacità della Terra». Ma almeno non consigliò mai come rimedio l’aborto. Si limitò a tradurre la Bibbia. Se mister Porritt smettesse di occuparsi dei bambini e provasse a dedicarsi solo ai bonsai di Kew Gardens, forse tra 1.500 anni sarebbe ricordato anche lui con gratitudine dai sopravvissuti. Stefano Lorenzetto
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