«Ma se scende in campo De Bortoli mi ritiro»

Sono centottanta e più i milanesi che lo vogliono sindaco di Milano. Anche lui, Michele Sacerdoti, sa che sono «pochini» ma, osserva, «rispetto ai cinquemila e passa che hanno dato il loro consenso on line fa qualcosa come il tre virgola cinque per cento».
Be’, architetto, ha comunque lasciato indietro l’ex pm Ilda Boccassini e l’europarlamentare ds Antonio Panzeri. Niente male per le primarie da salotto.
«Più che primarie da salotto direi primarie via web. È un gioco nato per caso, se in campo dovessero scendere Ferruccio De Bortoli o Umberto Veronesi non ci penso a mettermi contro».
Ritiro certo anche se dovesse candidarsi l’ex ministro ds Pierluigi Bersani, che guida la classifica con cinque punti di distacco da lei?
«Naturalmente. Anche se credo che per Bersani ci sia un posto nel governo dopo Berlusconi».
Valutazioni politiche a parte, resta però il valore della sfida lanciata via web.
«Ho preparato un mio programma e mi sono misurato con altri 88 candidati. Ma, ripeto, per me, ex consigliere di zona dei Verdi, ha più un valore di marketing: voglio vedere qual è il mio peso qualora mi candidassi al consiglio comunale di Milano. C’è però un aspetto che mi lascia, diciamo, sconcertato: il centrosinistra non sembra aver dato peso a questa iniziativa. Domanda: ma quanti voti servono perché CambiaMilano raccolga l’attenzione della coalizione?».
Aspettando la risposta, si è fatto un identikit dell’inquilino del centrosinistra a Palazzo Marino ?
«Condivido il ritratto fatto da Gad Lerner: dev’essere sincretico e strabico. Ma anche schizofrenico e, davvero, non so chi possa accettare questa definizione».