Se la scienza assolve i difetti dei maschi

Tutto è cominciato con un atto di ribellione: «Tre anni fa ho sorpreso la maestra d’asilo di mio figlio intenta a leggere un libro in cui si affermava che il cervello maschile non era in grado di creare la connessione tra emozioni e linguaggio. È stato in quel momento che ho deciso di scrivere questo libro». Cordelia Fine non era soltanto una mamma indispettita: la sua è stata una reazione, diciamo così, professionale, nel senso che lei è una studiosa di psicologia e da anni si occupa del cervello. Così ha deciso di smontare quello che lei definisce «neurosessismo», in un libro che nei paesi anglosassoni è diventato un successo, Maschi=Femmine, sottotitolo «Contro i pregiudizi sulla differenza tra i sessi», che ora è stato pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie. E si capisce che le presunte diversità da smitizzare (in base a prove scientifiche, studi, esperimenti) non siano soltanto quelle che riguardano le donne, i pregiudizi sulle loro mancate «abilità innate» in matematica per esempio, come ha sostenuto l’ex rettore di Harvard Larry Summers ma, più provocatoriamente, anche i tanti preconcetti sui maschi e i loro assodati difetti «di genere».
Esempi di inettitudini considerate «naturali» degli uomini: non sono sensibili (si accorgono solo nella pausa fra primo e secondo tempo della partita che la fidanzata ha una crisi di pianto); non conoscono l’empatia (quando finalmente se ne sono accorti, le danno una pacca sulla spalla e poi si rigirano, perché comincia il secondo tempo); non riescono a fare due cose contemporaneamente, per esempio scrivere una mail e rispondere a domande banali tipo: vuoi un gelato?; sui giornali leggono soltanto le tabelle, cioè Borsa e calcio; scarso spirito di osservazione sulle questioni domestiche e di coppia (è finita la carta igienica; lei si è tagliata i capelli); incapacità a trovare o riposizionare alcuni oggetti (il sale, la tovaglia, il detersivo ma non, per esempio, il telecomando); incompatibilità con la lavatrice. Tutti questi - sostiene Cordelia Fine - non sono altro che stereotipi: non c’è alcuna ragione genetica, alcun «cablaggio» del cervello, che indichi una inferiorità maschile (o femminile) e nemmeno, questa è l’altra faccia della medaglia, una superiorità di uno o dell’altro sesso. Quindi anche le presunte doti maschili in matematica e scienza, o quelle femminili di empatia e intuito sarebbero soltanto modelli culturali, in pratica pregiudizi e banalità che, a furia di rimbombare nella mente dall’infanzia, finiscono per plasmarla esattamente secondo i luoghi comuni.
Il discorso vale per i molti scienziati o pseudo tali che, nel corso dei secoli, hanno cercato di provare una diversità del cervello femminile (anche in termini di libbre di peso...) ma anche per quelle femministe che, pensando di fare un favore alle donne, hanno sostenuto la loro superiorità intellettiva o affettiva. «Siamo proprio sicuri che le donne possano avere accesso ai pensieri degli uomini meglio di loro stessi?». La studiosa ammette di non essere mai riuscita a leggere nella mente del marito. Riporta esperimenti che sfatano la presunta abilità verbale inferiore dei maschietti. Spiega, d’altra parte, che nulla, a livello cerebrale, predisponga le donne a passare l’aspirapolvere e a vedere i calzini sporchi sul pavimento, lo stesso nulla che impedisce agli uomini di fare altrettanto. Nessun pregiudizio, ma anche nessuna scusa. E con le differenze come la mettiamo? Il marito di Cordelia Fine, memore del motto femminista «il personale è politico», riassume così la vita domestica: «Accompagnare i figli a scuola è politico, pensare a che cosa preparare per cena è politico, chiedere dov’è il portaburro è politico». La parità ha il suo prezzo, per tutti.