Se sei precario muori prima

Gli italiani con un lavoro precario hanno un tasso di mortalità superiore del 50 per cento rispetto a chi ha un lavoro stabile. Tra i disoccupati si arriva addirittura al 250 per cento in più. È il dato, preoccupante, dello studio sulle «Diseguaglianze di salute in Italia», pubblicato come supplemento a Epidemiologia e Prevenzione. La ricerca sarà illustrata al Forum organizzato dalla Commissione Politiche del lavoro e politiche sociali del Cnel, in programma a Roma il 31 maggio. Verranno presentati i risultati degli studi più recenti sulle diseguaglianze nella salute. La perdita di salute non dipende solo da fattori biologici, fisici, chimici, ma anche da cause sociali, sottolinea Giuseppe Costa, epidemiologo dell’Università di Torino e uno dei curatori dello studio, che interverrà al Forum. E infatti, nonostante le malattie cardiache colpiscano di più le classi sociali più deboli, «le persone di basso livello socio-economico hanno il 25 per cento in meno di probabilità di avere accesso alle Unità coronariche», afferma Carlo Perucci, del Dipartimento di epidemiologia dell’Asl Roma E, riportando i dati di un’indagine condotta nella capitale. Per Cesare Cislaghi, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia, le trasformazioni in atto nel Servizio sanitario nazionale «rischiano di aggravare le attuali diseguaglianze o di crearne di nuove». Cislaghi presenterà al Forum un Manifesto per l’equità nella salute.