«Se sei in rosso ti pigliano pure l’aria»

Regole e controlli
Sono un piccolo imprenditore che svolge la propria attività (progettazione, installazione e manutenzione d’impianti) nel centro sud dell’Italia dal 1980 e attualmente mi servo di quattro collaboratori, che - non nego - mai come in questo periodo diventano difficili da mantenere. (...) Pressione fiscale: Iva, Irpef, spese per la contabilità, e alla fine non stai mai in regola, quindi al momento del controllo devi patteggiare per avere un abbattimento dell’accertamento che comunque non può scendere al di sotto di una certa percentuale anche se ci sono dei motivi validi a non pagare. A questo vanno ancora sommate le spese straordinarie del commercialista, il quale si deve recare per più volte all’Ufficio dell’Entrate perché manca sempre qualcuno o qualcosa. Sicurezza posto di lavoro: spese professionista per i piani di sicurezza, corsi di formazione degli operai, visite mediche operai queste annuali, dispositivi di sicurezza e per finire al momento del controllo non stai mai apposto magari perché nel frattempo la legge è cambiata e non ti sei adeguato o per qualche altro piccolo cavillo, quindi comunque un verbale lo rimedi. (...) Lavoro nero: quale motivo valido per continuare a lavorare deve avere un titolare di azienda se non quello della passione, quando recandosi dai fornitori si accorge che la maggioranza di chi sta al banco compra senza fattura perché non ha la partita Iva perché non sta iscritto alle Camere di Commercio e magari già ha fatto le poche ore chi gli spettavano da dipendente di altra azienda. Banche: è impossibile, sono autorizzate a fare di tutto, ma io ho un mio slogan (lavoro con le banche non per le banche).
Purtroppo per fare il piccolo imprenditore oggi, grazie anche a qualche ultima legge, bisogna avere per forza un conto corrente, magari anche con un fido. (...) Evito di leggere gli estratti conto che ancora oggi mi arrivano per posta con ulteriori spese, perché altro che trasparenza, ti accorgi che questi si pigliano pagati pure l’aria che respirano quando ti fanno un movimento allo sportello soprattutto se questo è in rosso.


Di chi è la colpa?
Credo che la nostra storia oramai sia comune a molte imprese, che hanno bisogno delle banche per la loro attività. L’accesso al credito non solo è negato, ma ti viene anche diminuito se non richiesto il rientro. Siamo in un momento di difficoltà che è stato causato non dall’economia reale, quella che lavora e che produce. I problemi che ci sono, al contrario, sono stati generati dal sistema finanziario-bancario. Eppure pare che la colpa di tutto questo sia da imputarsi a chi lavora e non alle banche. Questo è dimostrato dal fatto che gli aiuti che sono stati varati dal governo, in ogni caso, saranno gestiti sempre da chi ha creato il problema. Se un’impresa non rispetta oggi i parametri di Basilea 2 alla virgola, gli aiuti promessi non verranno concessi né a lei né alle società del gruppo di riferimento. Il gioco è tutto qui: sono pochissime le imprese che possono vantare il totale rispetto delle regole in un momento così difficile. (...) La cosa che fa anche rabbia è che comunque chi sosterrà il sistema bancario è colui al quale questo sostegno non verrà concesso, ossia i cittadini. Perché se un’impresa non rispetta determinati parametri non può essere aiutata, mentre chi invece letteralmente ha messo in ginocchio milioni di risparmiatori solo in Italia deve essere non solo sostenuta ma addirittura chiamata a gestire i fondi destinati a chi è stato danneggiato?
M & M srl

Rischio il fallimento
La mia impresa artigianale è aperta da 30 anni ma, ora, boccheggia. Le fiere costano moltissimo e, in periodi come questi dove normalmente si ritorna senza ordinativi, non ce la faccio proprio a sostenerle. Per trent’anni ho lavorato con il mio capitale e rischiato quello. Ora potrei forse accedere al credito agevolato ma, mentre un dipendente che non ha mai rischiato il proprio capitale prende una indennità di disoccupazione senza doverla in seguito rimborsare, io, se non rientro con il credito, rischio il fallimento. Oramai alla notte penso solo a cosa potrei fare in alternativa. Ho 58 anni ed una figlia iscritta alla facoltà di Medicina al 2° anno. Come faccio a mantenerla? Sto producendo a prezzi inferiori dei cinesi ma, così facendo, non si riesce nemmeno a coprire le spese. Quel poco che avevo accantonato se ne va di giorno in giorno. Cosa devono fare gli artigiani disoccupati per sopravvivere?
Pia Alessio

Per noi niente Cig
Lavoro in un’azienda di materiale elettrico. Dopo una stasi del 2008 rispetto al 2007, che se consideriamo l’aumento dei prezzi si traduce in una diminuzione di fatturato, stiamo registrando un calo netto di vendite del 25-30% già nei primi due mesi del 2009. Alla carenza preoccupante di ordini si aggiunge anche la svalutazione del magazzino, dovuta al calo dei prezzi. Avevamo 16 dipendenti a tempo indeterminato, già siamo in 14, abbiamo ridotto all’osso gli acquisti ed ora toccherà ancora alla struttura, con ovvie riconversioni in altri ruoli. Perché non abbiamo accesso alla cassa integrazione, né ai contratti di solidarietà, (avremo preferito diminuirci l’orario e quindi lo stipendio da 40 a 36 ore pur di lavorare tutti, con piccoli sacrifici di ognuno). Sembra che abbiamo diritto solo alla disoccupazione per alcuni mesi, dopo che abbiamo perso il lavoro! Di quale Italia facciamo parte? I contributi da noi versati, per alcuni dei miei colleghi da oltre 30 anni, che cosa hanno foraggiato?
Wilma Lattanzi

Non siamo tutelati
Sono amministratore e socio di una impresa in attività dal 1991. Operiamo principalmente nel settore delle forniture per le macchine utensili, esclusivamente su commissione. Impiegavamo una quindicina di operai con contratti a tempo indeterminato, tutti con una famiglia, buona parte con mutui e figli. Ci ritroviamo dopo un 2008 difficile a dover dimezzare la forza lavoro almeno temporaneamente. Causa le piccole dimensioni dell’azienda, non si può accedere ad una cassa integrazione a rotazione, che sarebbe preferibile per far lavorare un po’ tutti; ci viene proposto di sospendere per 90 giorni alcune persone, che riceveranno un salario decurtato di un 40%. Per chi ha bisogno mettiamo a disposizione parte del Tfr (che è comunque investito in azienda e che quindi sarà chiesto in prestito alle banche). Noi non siamo minimamente tutelati, non abbiamo garanzie per il credito. Ogni mattina mi sveglio pensando che giornata sarà mai questa e se arriveremo in fondo senza ulteriori problemi. A fine mese, quando inviamo le fatture ai clienti, so già che una buona metà non sarà onorata nei termini. Sono veramente stanco, mi sembra di lottare con i giganti armato di uno stuzzicadenti. Eppure ci credo ancora nel mio lavoro, credo che la serietà e la professionalità di fare impresa alla lunga venga premiata, ma ogni giorno che passa mi sento sempre più stanco e sfiduciato, ed in queste situazioni solo ed abbandonato dalle istituzioni che invece di agevolare creano difficoltà e disagio. Se la mia piccola azienda ed i miei pochi operai specializzati non valgono un po’ di attenzione, allora credo che vent’anni di lavoro e di impegno li avrei dovuti impiegare in altro modo, magari in un altro Paese. Anche se la crisi finisse domani, i problemi che l’hanno generata resterebbero, come le problematiche del mondo del lavoro in Italia.
Andrea VR