«Se sfidiamo i cattolici, l’Unione perderà»

Francesca Angeli

da Roma

Basta con le forzature su un’inesistente questione vaticana. Basta con gli attacchi alla Chiesa. Chi fa sentire i cattolici ospiti sgraditi nell’Unione otterà l’unico risultato di far perdere le elezioni al centrosinistra.
Giuseppe Fioroni, esponente dell’esecutivo della Margherita e responsabile degli Enti Locali, avverte i suoi alleati: la strada delle polemiche contro il mondo cattolico e le gerarchie vaticane porta dritto alla sconfitta.
Onorevole Fioroni condivide l’attacco sferrato al Vaticano dal senatore Angius?
«Ho sentito anche nei giorni scorsi alcune dichiarazioni sull’otto per mille, il Concordato e l’Ici da parte di autorevoli esponenti del centrosinistra. A loro dico di stare attenti a non proporre un modello di rapporto tra Stato e Chiesa come quello oltre cortina, quando qualcuno pensava che la Chiesa dovesse essere asservita al potere. Insomma i rapporti Concordatari non possono diventare uno strumento per ottenere una Chiesa forse non asservita ma compiacente. Direi che è proprio meglio evitare certi argomenti».
Si invoca la laicità dello Stato.
«Lo Stato laico è tale quando, per affermare le proprie ragioni e generare proprie sintesi di governo, non ha bisogno di mettere a tacere nessuno. Uno Stato laico solido sa ascoltare e poi agisce in piena autonomia. Se invece ha bisogno di avere il silenzio intorno a sé francamente mi preoccupa».
Esiste una questione vaticana?
«Creare in modo artificioso una questione cattolica genera la spiacevole sensazione che l’Unione voglia far sentire gli elettori cattolici ospiti sgraditi e paganti in casa propria. Attenzione: così perdiamo le elezioni. Ci sono tanti cattolici che in piena autonomia scelgono di votare il centrosinistra e sono determinanti per far vincere le elezioni all’Unione».
E questi cattolici rischiano di sentirsi respinti dalla coalizione guidata da Romano Prodi?
«Sembra che Schengen, ovvero la libera circolazione delle persone, valga per tutti tranne che per i cattolici dentro l’Unione. Ci vuole un passaporto per farli entrare?».
La sinistra accusa i vescovi di interferenze illegittime...
«La politica ha di fronte i nuovi scenari aperti dai progressi della scienza e della tecnica e rischia di essere impreparata. Sostenere che la religione debba restare estranea a una riflessione che interpella la coscienza degli uomini, siano essi laici o cattolici, è pura follia. È folle pensare che la Chiesa non debba dare un indirizzo alle coscienze dei credenti. Oltretutto nella scienza è aperta la questione fra tutto ciò che è tecnicamente possibile e ciò che invece è eticamente consentito. Il centrosinistra sbaglia se insegue una scienza senza limiti e soprattutto se pensa che gli italiani vadano in quella direzione. Anche i non cattolici hanno timore di una scienza senza regole che rischia di diventare invasiva e di prevaricare le sue stesse ragioni e il suo fine ultimo che deve essere il bene dell’uomo. Basti pensare alla bomba atomica. Anche uno scienziato come Jürgen Habermas ha riflettuto sulla questione finendo per concludere che la casualità della nascita deve essere in linea di principio preservata, deve rimanere “indisponibile”. Anche Habermas aveva chiaro davanti il rischio dell’eugenetica, della selezione finalizzata alla distruzione del più debole, dell’imperfetto. Dunque la riflessione della Chiesa è giusta e non invasiva. Quando si affrontano temi come quelli della vita e della morte è bene fare un miliardo di riflessioni».
Per esempio sull’aborto?
«Mi riconosco nella posizione della Chiesa sull’aborto. C’è il rischio che l’interruzione di gravidanza diventi un mezzo di contraccezione. Detto questo però l’aborto è una legge dello Stato che va correttamente applicata. Anche per quanto riguarda la difesa della vita e una corretta informazione. In particolare poi sulla Ru486, la pillola abortiva, trovo stucchevole il dibattito tutto ideologico avviato dal ministro Storace e dalla sinistra sul “perché, come e quando” sperimentare un farmaco. Lasciamo scegliere alla comunità scientifica e come politici resistiamo alla tentazione di scrivere pure le ricette».