Se Sharon fonderà un nuovo partito travolgerà il Likud

Ariel otterrebbe 36 seggi contro i 14 di Netanyahu

da Gerusalemme

A due giorni da una cruciale riunione del comitato centrale del Likud, convocato per decidere se anticipare le elezioni primarie per la nomina del leader del partito, il clima politico si fa incandescente attorno al premier Ariel Sharon. Un nuovo sondaggio d’opinione, i cui risultati sono stati anticipati ieri dal quotidiano Yedioth Aharonoth, indica che in caso di scissione dal Likud, un nuovo partito formato da Sharon vincerebbe le elezioni politiche ottenendo 36 seggi, surclassando un Likud guidato dall’ex premier Benyamin Netanyahu, che otterrebbe soltanto 14 seggi e sarebbe superato dal Partito laburista di Shimon Peres con 16 seggi.
Sulla questione delle primarie nel Likud, un altro sondaggio condotto su un campione dei circa tremila membri del comitato centrale, i cui risultati sono stati pubblicati dal quotidiano Haaretz, indica che il 45,5% sostiene la posizione degli avversari di Sharon, Netanyahu e Uzi Landau, e che bisogna anticiparle. Il 40,3% è su posizioni contrarie.
Sharon ha detto di considerare l’anticipo delle primarie come un tentativo dei suoi avversari di deporlo dalla guida del Likud, e ha reagito con sdegno alla proposta di alcuni esponenti del partito di impegnarsi pubblicamente a non uscire dal Likud in caso di sconfitta nel comitato centrale.
Sharon ha affermato che si tratta di una richiesta «insolente» e di non sentirsi tenuto a dimostrare la sua fedeltà a una formazione nella cui costituzione ha svolto un ruolo dominante.
Secondo il quotidiano Maariv, Sharon, che finora si è rifiutato di dire cosa farà se perderà nel comitato centrale, avrebbe già deciso di uscire dal Likud. Anzi, secondo alcuni media locali, una cena che Sharon ha avuto la scorsa domenica a New York con ricchi esponenti della comunità ebraica americana, avrebbe avuto proprio lo scopo di raccogliere fondi in vista della costituzione di un suo partito.