«Se si pretendono sacrifici e rinunce bisogna dar conto di come si spende»

Mentre al policlinico Umberto I si allungano i tempi per i lavori di ristrutturazione - a causa della trasformazione del relativo decreto in disegno di legge - da lunedì prossimo diventano operativi i primi tagli di posti-letto decisi dalla giunta Marrazzo, con la chiusura definitiva dei reparti di Ostetricia e Ginecologia del San Giacomo. Ma questi provvedimenti non hanno dato finora l’impressione di essere sufficienti ad arginare la disastrosa situazione finanziaria nella quale versa la sanità nella nostra Regione. Ne parliamo con Cesare Cursi, vicepresidente della commissione Sanità del Senato e membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul funzionamento della rete ospedaliera.
Senatore Cursi, il suo partito è sempre stato critico nei confronti della giunta regionale. Ma ora bisogna riconoscere che Marrazzo è riuscito a farsi dare una mano dal governo Prodi per raddrizzare i conti della Sanità nel Lazio...
«Se si riferisce al provvedimento che assegna al Lazio 2,3 miliardi di euro sui 3 complessivi stanziati in aiuto delle regioni che hanno problemi di bilancio, non ho difficoltà ad anticipare che, facendo appello al nostro grande senso di responsabilità, non potremo esprimere un voto contrario. Ma è doveroso fare alcune alcune precisazioni».
Le faccia.
«Intanto, alla luce delle discussioni in seno alle commissioni congiunte a Palazzo Madama, sono emerse diverse posizioni critiche. E non solo da parte del centrodestra. Il consistente stanziamento statale è subordinato al varo di una severa politica di risparmi che, come al solito, si ripercuoterà negativamente nei confronti dei cittadini utenti del servizio sanitario regionale. Questo pone una serie di problemi».
Quali sarebbero?
«Nel momento in cui si chiedono ulteriori sacrifici ai cittadini, bisogna garantire che non ci siano squilibri nella riorganizzazione della rete ospedaliera. La giunta Marrazzo non solo non offre questa garanzia, ma dà la netta sensazione di muoversi facendo scelte clientelari che, per giunta, comportano ulteriori aumenti di spesa».
A cosa si riferisce, nello specifico?
«La recente vicenda degli Ifo, cioè il Regina Elena e il San Gallicano, con la delibera che prevede lo smembramento del centro trapianti di fegato e la creazione di un nuovo reparto presso la Spallanzani, al di là della mancanza di motivi operativi, comporterà ulteriori costi a carico del servizio sanitario, che possono essere quantificati tra i 5 e i 7 milioni di euro. Qualcuno ci spieghi a che o, soprattutto, a chi, serve. E poi la chiusura del San Giacomo, già di fatto cominciata e quella annunciata del Nuovo Regina Margherita».
Quali contromosse sta studiando il centrodestra?
«Stamo già preparando quello che chiamo il “Dossier Lazio”, che sarà parte integrante delle prossime campagne elettorali. Sulla sanità pretendiamo - e lo abbiamo già chiesto in Senato - che le regioni beneficiarie degli aiuti governativi dimostrino chiaramente come spendono i soldi dei contribuenti in assistenza, personale, beni e servizi ma anche consulenze esterne. Ricordiamoci che il Lazio nel 2006 ha fatto segnare un ulteriore aggravio del deficit di un miliardo e 600 milioni di euro. Segno che qualcosa non funziona nei meccanismi di controllo della spesa sanitaria».