Se siamo tutti con Mastella

Strane sensazioni. Il Paese si sta sciogliendo come un gelato, è lo sfascio, ovunque uno si giri a guardare. Eppure viene da sorridere. La crisi è economica, basta fare i conti della serva per andare in depressione. Ma è anche morale, sociale, etica. Non c’è un settore della nostra vita che dia segnali positivi. Eppure ci viene da ridere, magari senza farci vedere dai colleghi o dai vicini di casa. Sarà il teatrino della politica che, visto da fuori, somiglia sempre più, tanto da confonderlo, al Bagaglino di Pingitore. Ma come fare a stare seri?
È una comica continua, basta il telecomando per sintonizzarsi con la commedia del palazzo. Quale differenza tra il più scatenato e irriverente Benigni e il Prodi che, ieri, fingendo di crederci, tentava di trasformare i propri fallimenti in successi, in uno dei suoi ultimi discorsi da presidente del Consiglio? Niente, solo un dettaglio: il guitto che prende in giro i potenti e il potente che si prende così sul serio da sembrare un guitto.
Strane sensazioni. Ci dibattiamo denunciando la casta e, poi, rimaniamo un po’ basiti e un po’ affascinati da Mastella. Che della casta, se fosse un club, sarebbe sicuramente il presidente onorario. Ci fa involontariamente sorridere quando maldestramente tenta di convincerci che nemmeno sa che cosa siano i privilegi. E allo stesso tempo riesce a intenerirci quando dice che lui e la Sandra sono i Bill&Hillary di Ceppaloni. Che sono finiti nella trappola solo perché cattolici e timorati di Dio. O quando sul video appare il figliolo che ti sbatte in faccia la busta paga. Disarmanti, ma alla fine quasi ti ci affezioni alla loro Dallas campana.
Strane sensazioni davvero se il Clemente quattrostagioni alla fine diventa un piccolo eroe della farsa del potere. Quasi un Enrico Toti che lancia la stampella contro gli ex amici che ora sono nemici. Perché - diciamoci la verità - in lui abbiamo sempre un po’ sperato. Dentro di noi ci siamo sempre detti: quello non dura, dura minga, non può durare. Credendoci forse il giusto, l’affidabilità mai è stata la sua prima dote. Ma credendoci.
E, ora, il Mastella, specialista del un po’ di qua e un po’ di là, si trasforma in un simil Zorro. Zac, e nella nostra fantasia appare lo strappo a zeta sulle braghe del presidente del Consiglio. Sorridiamo. Poco importa se il nostro mito di questa settimana nella sua villa a Ceppaloni ha piscina a forma di cozza (particolare che già la dice lunga) e si muove nel 2008 come il peggior democristiano della prima Repubblica. Adesso, non abbiamo scelta. Il personaggio mitologico, che potrebbe tagliare la testa a Prodi e liberare il Paese, di nome fa Clemente. Non sarà un granché, ma questo abbiamo.
E inconsciamente tifiamo per lui. Se a qualcuno viene in mente di mettere in commercio il suo poster - secondo noi - ci fa pure i soldi. Mai è stato così amato fuori dal suo paesello, il Mastella. Mezza Italia almeno è al suo fianco e sarebbe improbabile avesse fatto favori a milioni di persone. Perché è la vittima di un inquietante carosello giudiziario-mediatico, perché è guascone e sfrontato perfino nel dare le dimissioni (non se ne è andato sbattendo la porta, ma ha scelto Porta a Porta), perché come un attore ha calato la lagrima e tirato in ballo il Papa seguendo un copione ad effetto. Perché... Perché gli italiani non ne possono proprio più. Strane sensazioni. Ma Prodi farebbe bene a meditare - come diceva Arbore - se la maggioranza del Paese gli preferisce Mastella.
Nicola Forcignanò