Se il Sommo Poeta parla nel dialetto di Celle Ligure

Forse non tutti lo sanno, ma il Sommo Poeta parla anche il dialetto di Celle ligure. Avrà fatto sobbalzare sulla sedia più di un «vecchio» professore di italiano la rivisitazione in chiave locale della Divina Commedia di Dante, ma tanti sono invece coloro che hanno accolto divertiti l'iniziativa, non senza un pizzico di stupore e molta curiosità. Anche se proprio di novità non si tratta: la traduzione risale infatti agli anni del Seconda Guerra Mondiale, opera dell'allora sindaco di Celle Silvio Volta, che ha dato un originale colore alle rime dantesche. Una versione folkloristica del celebre poema che ha conosciuto un nuovo smalto - sessant'anni dopo l'edizione originale - grazie al lavoro di Benedetto Ratto, funzionario di banca prestato alle lettere, e Gianluigi Bruzzone, professione docente.
«Unna neutte de sciocco e de borrianna / Me trovava in tobosco di Bottin? / Aveiva perso biscioa e tramontanna». Suona così la versione cellese del primo canto infernale. La selva oscura è diventata la pineta dei Bottini, che sovrasta Celle a Ponente. Entrambi gli autori sono conoscitori della Divina Commedia in versione ligure fin dall'infanzia. «Ricordo che me ne venne regalata una delle prime copie - spiega Ratto - quando ero ancora bambino. Ma poi il mio interesse si è ravvivato con la crescita ed è sorto così il desiderio di glossare alcuni versi e dare un volto ai personaggi che venivano citati».
Nel corso del viaggio tra i gironi, numerosi sono i personaggi incontrati, alcuni strettamente appartenenti alla storia del piccolo borgo, più o meno cari alla memoria degli abitanti di Celle, e che hanno così trovato una nuova giovinezza - seppur letteraria - all'interno dell'edizione curata da Ratto e Bruzzone. Ma non solo rime e testo scritto. Accanto ai versi poetici arricchiscono l'opera le preziose vignette appositamente realizzate nel 1933 da Giovanni Patrone. Nell'impresa di attualizzazione del lavoro di Volta, decisamente laboriosa, gli autori sono stati coadiuvati dalla giornalista Mariangela Romanisio, che ha limato il lavoro facendo sì che tutto restasse il più possibile aderente alla versione originale degli anni Quaranta.
Un gustoso esperimento letterario, dunque. E, perché no, un modo per rivivere in endecasillabi la vita del borgo ligure un secolo fa.