Se sono i writer a prendere il posto di De La Tour a Palazzo Marino

Cambiano i colori delle giunte, ma quelli spray dei writers nostrani continuano a suscitare sentimenti di odio e amore negli animi del Palazzo. Così, se l’allora assessore Sgarbi definì i graffiti del Leonka un museo a cielo aperto e per Bros & C si aprirono le porte del Pac e di Palazzo Reale, domani i «ragazzacci» con le bombolette potranno esibire le loro performance addirittura a Palazzo Marino. Stavolta l’iniziativa pare particolarmente insolita, dal momento che la Sala Alessi, già dedicata all’esposizione di capolavori di grandi maestri del passato come Leonardo e Tiziano, avrà da poche ore disallestito le sacre pale di Georges de La Tour, il «Caravaggio francese» che durante le feste ha fatto riscontrare code interminabili di ammiratori. Ora toccherà ai «Nais» ai «Tawa» e altri graffitari, da anni in cerca non si sa bene se di identità o di perdòno da parte della cittadinanza, mettendo in mostra il lato migliore (artistico?) di un’attività di cui fanno quotidianamente le spese le mura cittadine e i vagoni di ogni genere di convogli. Proprio qualche giorno fa, l’assessore all’Arredo urbano Pierfrancesco Maran si esibì nella ripulitura della Colonna del Leone di piazza San Babila imbrattata da firme e sigle che per tradizione non risparmiano i siti storici. Come a dire: anno nuovo vita nuova. A distanza di poche ore, ecco la celebrazione della bomboletta nella Casa dei milanesi con la benedizione del sindaco Pisapia. Street art o imbrattatori? Un enigma che si perpetua e che non risulta abbia casi analoghi in altre amministrazioni, frutto di una doppia schizofrenia: da parte del Comune, che da un lato sbandiera la tolleranza zero contro performance che creano danni pubblici da milioni di euro; ma anche dal lato degli stessi performer la cui arte, ammesso che lo sia, poggia le radici nelle azioni più proibite e più rischiose e non certo negli affreschi su «finti muri» gentilmente concessi da un sindaco.