Se la squadra va in C1 il giudice ti fa risarcire

Capisco che dovrei astenermi dal tornare sull’argomento. I giudici di pace potrebbero invocare contro di me l’aggravante della recidiva: sono l’unico giornalista contro il quale il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato una «pratica a tutela» della benemerita categoria. M’ero permesso di raccontare d’un giudice di pace che nella sentenza lamentava di non aver potuto interrogare un cane dobermann. E di un suo collega che aveva dato credito a un esposto inviatogli da un tizio il quale, firmandosi col nome del boss mafioso John Gotti, invocava l’annullamento delle elezioni Bush-Gore.
È la prima volta nella storia del Csm, almeno per quanto attiene alla magistratura onoraria, che si censura un editorialista con tanto di nome e cognome per «la particolare coloritura del contenuto dell’articolo nell’ambito di una critica generalizzata, irridente e sarcastica».
Lungi da me l’intenzione di scadere nuovamente in «affermazioni di denigrazione diffamatoria e di dileggio». Ma vorrei chiedere ai membri del Csm, così attenti a quello che scrivono i giornalisti: avete buttato un occhio alla sentenza con cui il giudice di pace Arturo Uccello ha condannato la Federazione italiana gioco calcio a risarcire 1.000 euro ciascuno a 11 tifosi del Napoli, titolari di abbonamento allo stadio o di contratto Sky, che si sono ritenuti danneggiati dal mancato ripescaggio della squadra del cuore in serie B? Ve la segnalo. È un documento d’elevato valore giurisprudenziale, in cui il magistrato rileva che gli orfani di ’O Ciuccio «hanno ingiustamente subìto la perdita della concreta e ragionevole probabilità di assistere al più gratificante spettacolo offerto dal campionato sportivo» della serie cadetta. In altre parole ogni supporter «ha speso denaro per uno spettacolo scadente» e, tenetevi forte, «patisce continuamente umiliazioni e mortificazioni della dignità e integrità morale di tifoso e di cittadino napoletano». Causa sul Napoli, promossa a Napoli, definita a Napoli, vinta da cittadini di Napoli. Ma perché i napoletani emigrati a Milano non dovrebbero pretendere analogo indennizzo, qualora dimostrino d’essere abbonati a una pay tv? E a quando la condanna del Coni per la caduta dello sciatore azzurro Giorgio Rocca dopo appena 38 secondi di slalom alle Olimpiadi invernali di Torino?
Caso isolato, bacchetterà a questo punto il plenum del Csm. Mica tanto. Disgraziatamente Napoli sembra essere la patria del diritto creativo, non a caso il giudice Gennaro Francione, consigliere di Cassazione che ha elaborato «un sistema cognitivo emblematico, nominato “antropodiritto interdisciplinare”, dove ricorre ai metodi interpretativi più disparati, storici, scientifici, mitici, religiosi, e finanche misterici», è di Torre del Greco. La sentenza del giudice di pace Uccello è stata replicata, dopo neanche un mese, dal collega Renato Marzano, che ha condannato la Figc al pagamento dei soliti 1.000 euro, oltre alle spese legali, in favore di altri 20 tifosi azzurri, a titolo di ristoro per il danno esistenziale patito a causa della non iscrizione del Napoli Soccer al campionato di serie B e al successivo fallimento della società.
Siccome l’appetito vien mangiando, due avvocati del capoluogo campano, all’insegna dello slogan «Tu alla maxicausa contro i padroni del calcio», adesso hanno messo su Internet un modulo prestampato di sette pagine da presentarsi al giudice di pace contro la Fgci. Premesso che «il calcio è uno sport che si può praticare ovunque e nel quale qualsiasi ragazzino si è cimentato almeno qualche volta nel corso della vita dando calci a un pallone insieme agli amici sotto il portone di casa, nei cortili e ovunque ci fosse spazio per farlo», non so se mi spiego, l’atto di citazione informa che il Napoli «è la società nella quale ha militato per tanti anni il fuoriclasse Diego Armando Maradona». E fa presente che il ricorrente «oltre che tramite televisione, si reca allo stadio San Paolo di Fuorigrotta di Napoli: facile, quindi, immaginare la eccelsa qualità dello spettacolo visto dall’attore per tanti anni». E denuncia che «irregolarità assolutamente simili» a quelle addebitate alla società calcistica partenopea furono «commesse dal Pescara e dal Vicenza che, addirittura, paradossalmente, invece di essere escluse anche dal campionato di loro pertinenza, cioè la serie C1, sono state invece premiate ed ammesse a quello superiore!!!!!!», con sei punti esclamativi. E lamenta che un dirigente della serie C, tale ragionier Macalli, ha infierito sul presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, dicendo che «dovrebbe prendere a calci i suoi giocatori, rei di non impegnarsi abbastanza per segnare tre goals!!!!!!!!», con otto punti esclamativi. E conclude che «l’attore non ha goduto e non godrà dello spettacolo di cui avrebbe goduto se il Napoli fosse stato ripescato in serie B come era giusto che fosse, subendo tutti i disagi e pericoli conseguenziali alla serie C», poverino.
Attestato «che il valore della controversia è nei limiti di euro 1.032», v’è d’aspettarsi che dopo quelle dei magistrati onorari Uccello e Marzano saremo inflazionati dalle sentenze emesse in soccorso dell’avvilita tifoseria. Il sussidio di disoccupazione sportiva diventerà la nuova frontiera del welfare state. La pace sociale, almeno a Napoli, è garantita. D’altronde si chiamano giudici di pace. Li paghiamo per questo.
PENSACI GIACOMINO. Alberto Flores d’Arcais (parente del filosofo micromegaiolo?) discetta su Repubblica del cosiddetto Vangelo di Giuda: «Vicende che contraddicono la storia più tradizionale, quella che ci verrà tramandata dai Vangeli ufficiali (di Luca, Giacomo, Matteo e Giovanni)». Forse si confonde con Aldo, Giovanni e Giacomo.
stefano.lorenzetto@ilgiornale.it