Se lo Stato è una casalinga

I ministeri corrispondono alle necessità della società. Lo ha capito e interpretato bene Emma Bonino: «Dunque, il Commercio internazionale è stato ricostituito dopo anni in cui era inglobato nelle Attività produttive; la crescita è trainata dall'export, c'è bisogno di più Europa e non di meno, sarebbe autolesionistico tornare al passato». E, dunque, un ministro al Commercio estero, incredibilmente senza portafoglio, non potrebbe avere quattro, cinque sottosegretari per i diversi continenti e le aree di maggior interesse commerciale? Come si fa a seguire tutto?
Non dovremmo cominciare a pensare forse che 100 dirigenti per l'azienda-Italia sono pochi, e piuttosto che invocarne meno, dovremmo preoccuparci che fossero bravi? Ovunque si moltiplicano le responsabilità. Soltanto al governo, si pensa a diminuirle; ci si preoccupa delle auto blu e dei biglietti dei treni e non delle teste. Quando l'industria trova una persona di valore, tende a pagarla molto. Quale ministro guadagna quanto Luca di Montezemolo? E perché Luca dovrebbe andare al governo per guadagnare 8mila euro al mese, invece che 800mila? Alcuni episodi vanno ricordati anche per posti di grande responsabilità statale non governativa. Paolo Mieli rifiutò la nomina a Presidente della Rai perché il compenso era molto inferiore a quello di amministratore delegato Rcs. Però poi accettò di ritornare a fare il direttore del Corriere. Venale? No. Semplicemente convinto del proprio valore e della conseguente difesa dell'equo salario.
Misurandolo sullo stipendio, un ministro vale, appunto un centesimo del presidente di Confindustria. Perché? Il ministro degli Esteri o degli Interni sono meno importanti? Ed è una coincidenza che vada Petruccioli alla Rai migliorando lo stipendio di parlamentare, che avrebbe invece peggiorato quello di dirigente della Rizzoli?
È logico che il Presidente di Mediaset guadagni dieci volte di più del Presidente del Consiglio? Queste contraddizioni derivano dal fatto che nella comune considerazione, si pensa che il politico, e quindi anche il ministro, non faccia nulla di utile e nulla di buono. E, per quanto poco sia pagato, sia sempre troppo. L'opposto di quello che si pensa, e si fa, nell'impresa, dove chi lavora bene è pagato meglio. Prodi, per compensare l'errore di aver fatto troppi ministri, non ne difende le capacità, applicate ai mille (non cento) interessi dello Stato ma conclude: «Abbiamo ridotto le spese e costiamo il 30 per cento in meno». Più che un Presidente del Consiglio, sembra una casalinga. D'altra parte, il Corriere è con lui. I problemi della Sardegna si misurano sulla spesa per le auto blu, non sulle soluzioni di assessori intelligenti e capaci. Il presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu è intervistato su questa importante materia: nel bilancio 2007 sono previsti 210mila euro per il parco macchine, 7, la maggior parte Lancia: «110mila sono per manutenzioni, riparazioni, assicurazioni e noleggi, esattamente quanto era indicato nel bilancio 2006. Altri 100mila euro sono previsti per l'acquisto di due nuove auto. Già nel 2004 erano disponibili 75mila euro per rinnovare il parco auto, ma si è preferito non spenderli». È una notizia questa? È con queste clamorose denunce che si restituisce dignità alla Pubblica amministrazione? La Confindustria, che non è la Regione Sardegna, come si regola con il parco macchine? E il Corriere della Sera? Intanto abbiamo due rassicurazioni: Renato Soru, ricco di suo, garantisce che, anche per servizio come governatore della Sardegna, usa quasi sempre la sua auto privata. Silvio Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio, si avvia, verso sera, alla ricerca di travestiti, rigorosamente con la propria auto. Così lo Stato, e non solo lo Stato, ci risolleva.
Vittorio Sgarbi