Se la terrorista paga il conto

Per me è un giorno felice. Francesca Mambro ha ottenuto la libertà condizionale dopo aver scontato gli anni che doveva secondo le condanne che le hanno inflitto. Compresa quella per la strage alla stazione di Bologna e malgrado molto più di qualche dubbio ricopra quella sentenza. È l’ultima ad uscire di galera di quella stagione terribile, quando i ragazzi presero le armi. Su lei e su suo marito Valerio sono stati scritti numerosi libri, e all’iniziale chiusura totale è subentrata un’analisi e una visione più attenta delle cose: troppe le omissioni, le coincidenze, la volontà giudiziaria (ma in Corte d’appello furono assolti) e quella politica, l’ansia di decidere che non potevano che essere stati i fascisti a compiere quell’infamia contro gente innocente che andava in vacanza modesta, in treno, d’agosto.
Ormai la verità giudiziaria non la sposano più nemmeno i politici più irriducibili della sinistra, e Francesca ha amici ed estimatori in tutti gli ambienti sociali, perfino tra i parenti delle vittime, perché la sua riabilitazione è autentica, completa, sincera, verificata da psicologi, assistenti sociali, consiglieri spirituali, colleghi di lavoro e amici. Dalla pena di morte all’ippoterapia, ai progetti per mantenere la tradizione folcloristica del Paese, è ugualmente serio il suo impegno, l’entusiasmo, la caparbia volontà che impiega anche a riscatto del passato. L’ho conosciuta quattordici anni fa nel carcere romano di Rebibbia. Non si fermava un momento: diete per le altre detenute, un cortiletto con le rose per correre un po' al mattino, ginnastica per tutte con Heather Parisi, il teatro. Scriveva al presidente della Repubblica e al Papa, ai familiari delle vittime, aveva appena finito un libro a quattro mani con Anna Laura Braghetti, la terrorista delle Brigate Rosse che ha ucciso il professor Bachelet, che è stata la custode di Aldo Moro e che è libera da tempo. Francesca voleva uscire di galera, avere un figlio con Valerio; voleva lottare per la sua verità sulla strage di Bologna.
Il figlio è venuto, è una bambina stupenda della quale ho il privilegio di essere la madrina, e che Francesca educa con rigore. Nel Paese del perdono cristiano, nel Paese del culto della mamma, nel Paese dove è sempre colpa della polizia e l’immigrato non è mai delinquente ma solo bisognoso, voglio proprio vedere chi avrà lo stomaco di gridare all’oltraggio.