Se Toaff fa il vampiro con gli ebrei

Non ho letto il libro di Ariel Toaff Pasque di Sangue, appena uscito per il Mulino, che afferma sia vero il mito del blood libel, ovvero gli omicidi e l’uso rituale del sangue da parte degli ebrei qualche centinaio di anni fa. Ma ne ho letti molti di commenti da parte di altri storici, e ho consultato testi sull’argomento, tanto da essermene formata un’opinione. Raramente una più superficiale concezione delle parole «verità» e «coraggio» è stata applicata a un caso di studio e soprattutto a una questione politica e contemporanea così scottante come quella che solleva il libro di Toaff.
L’enormità, lo scandalismo della tesi di Toaff e le possibili conseguenze delle sue improvvide conclusioni, sono incomparabili al valore delle sue argomentazioni induttive basate su testimonianze estorte con la tortura, sulla forzatura dell’idea che la coincidenza delle testimonianze significhi verità, quando invece significava, e lo provano molti casi, adeguamento allo stereotipo richiesto dai torturatori. Fra i molti testi sul tema del blood libel, se uno legge il saggio di Massimo Introvigne Cattolici antisemitismo e sangue uscito nel 2004, esso per esempio contraddice del tutto l’idea anche espressa da Toaff in un’intervista al Messaggero che Clemente XIV ritenesse veri i casi di due fanciulli presunte vittime di sacrifici rituali.
La «rivelazione» di Toaff e l’entusiasta presentazione («magnifico libro di storia») che ne ha fatto il professor Sergio Luzzatto sul Corriere della Sera, è roba da grande brindisi e fuochi d’artificio per i milioni di antisemiti nel mondo. È uno strumento eccezionale: per i prossimi decenni il fatto che proprio un ebreo, un professore con quel nome, abbia «provato» il blood libel, farà la gioia di tutti gli Ahmadinejad del mondo. E sono tanti. Chi è in contatto quotidiano con la potenza del blood libel sa che per proporre come autentica l’idea di Toaff è doveroso disporre di una corazzata di prove incontrovertibili, che invece non ci sono, e anche una grande motivazione verso un’irrinunciabile, santa verità. Toaff sa benissimo che ha compiuto un passo politico, lo sa la casa editrice il Mulino, lo sa Luzzatto.
In questa settimana soltanto mi sono per caso dovuta imbattere per due volte (poche, in genere capita più spesso a chi si occupa di Medio Oriente e di antisemitismo) nel mito che gli ebrei spillino il sangue dei gentili per usi rituali, nel caso del libro di Ariel Toaff e, il 5 di febbraio, nel transcript delle risposte a un’intervista della Tv libanese Teleliban del poeta libanese Marwan Chamoun: «Quanti libanesi, quanti arabi conoscono il talmud? O il libro Il governo segreto del mondo? O Sangue per l’azzima di Sion che racconta l’uccisione di Tommaso da Camengiano, un siciliano di cittadinanza francese dei giorni di Muhammad Ali Pasha nel 1840?... L’ha scritto il ministro degli Esteri siriano Mustafa Tlass in cui si trovano tutti i documenti dei diplomatici francesi e del console in Libano... il prete fu sgozzato nella casa di Daud Al Harari, il capo della comunità ebraica di Damasco... il suo sangue fu raccolto e i rabbini se lo portarono via. Perché così gli ebrei poterono onorare il loro dio perché bevendo sangue umano possono avvicinarsi a Dio. Dove siete dunque diplomatici e politici? Perché non utilizziamo di questi argomenti storici presentatici su un semplice piatto d’oro?... ci sono fra i 20 e i 30 libri di questo genere... ne ho comprati 2000 copie... quando qualcuno si sposa invece di cioccolatini, gliene regalo una copia...».
È storia: i testi cantano, gli ebrei sono vampiri. Chamoun non è il solo a pensare che la diffusione di testi che provano storicamente la leggenda del sangue si debba studiare bene: il testo che cita scritto dal ministro della Difesa siriano Mustafa Tlass che «prova» il blood libel di Damasco del 1840 ha avuto almeno dieci edizioni. Tlass è un avvocato, ha studiato alla Sorbona. Afferma che il suo libro getta luce sui segreti dell’ebraismo: «Ogni madre dal 1840 dice a suo figlio “non stare lontano da casa. L’ebreo può venire metterti nel suo sacco e succhiarti il sangue per l’azzima di Sion”». Negli anni ’70 re Feisal dell’Arabia Saudita testimoniava su un settimanale (Al Musawwar) che mentre era a Parigi per una visita, la polizia aveva scoperto cinque casi di bambini cui gli ebrei avevano cavato il sangue. È storia, la nobile testimonianza può essere messa in questione? Nel dicembre del 2005 la Tv iraniana ha pubblicizzato il libro Storia degli ebrei invitando l’autore Hasan Hanzadeh a parlare dell’episodio, da lui verificato, che nel 1883 150 bambini furono rapiti a Parigi per estrarre loro sangue. Il gran numero di testi e di intellettuali che usano oggi, non nel medioevo, il blood libel come una verità è spalleggiato da un’attività di propaganda popolare che per esempio ha fatto produrre a spese del governo siriano, trasmesse da Al Manar, Tv degli Hezbollah, 30 puntate di una serie televisiva, «Al Shatat», in cui orride scene di martirio infantile vengono presentate come verità storiche. In Iran i giornali hanno parlato a lungo di «prove» del furto di organi di bambini arabi negli ospedali israeliani. La predisposizione degli ebrei a bere sangue, a usare il sangue, a spillare il sangue dei nemici è una spiegazione usata comunemente anche per delegittimarne la guerra di difesa in Israele: il caso famoso del bambino Mohammed Al Dura, che fu ucciso in uno scontro a fuoco fra israeliani e palestinesi è stato ossessivamente propagandato come frutto di un’endogena avidità ebraica di sangue infantile, anche se l’origine dei proiettili è molto più probabilmente palestinese secondo le indagini di numerose fonti internazionali.
Ariel Toaff si dispiace che desti stupore il suo lavoro? Strano. Sa benissimo che la leggenda del sangue è una delle più aggressive e usate forme di antisemitismo contemporaneo, che piace a molti che un professore ebreo con quel nome appaia così disinvolto. Demoni e vampiri ebrei non solo sono rappresentati a migliaia nelle vignette del mondo arabo; Ariel Sharon che addenta la testa di un bambino spargendone il sangue sul pancione nudo e dicendo «Beh, che c’è, sto solo baciando un bambino» è una vignetta britannica che vinse nel 2002 la più importante gara di umorismo inglese; le miriadi di soldati israeliani disegnati mentre bevono il sangue degli arabi; le «atrocità» dell’esercito israeliano... sono tutti figli di San Simonino. Attenzione, poi, alle grandi ricerche sul blood libel che consentono rivelazioni eccezionali: nel 1842 il poeta e filosofo radicale tedesco Georg Friederich Daumer scriveva al filosofo Feuerbach sul «cannibalismo del Talmud» con citazioni di libagioni di sangue a Purim, dei «misteri dei rabbini e dei cabbalisti». Promise a Feuerbach «incredibili informazioni» affermando che, secondo i suoi studi, Gesù Cristo faceva parte dei gruppi ebraici che bevevano il sangue.