Se la traversa è più saggia dell’arbitro...

N o, così non vale. No, così non ce la sentiamo di andare avanti. O si cambia, e si manda a casa, a metà campionato, un fischietto come Palanca, altrimenti la credibilità del calcio italiano finisce sotto terra. No, così non vale. E non perché lo scudetto sia mai stato in bilico. Anzi alla sfida decisiva di domenica sera, la Juventus arriva nelle condizioni ideali: con 9 lunghezze di vantaggio rispetto alle 8 di ieri mattina. Può permettersi il lusso di perdere e di restare in vetta, a dominare un torneo addomesticato nel girone d’andata in modo fantastico, con meriti indiscutibili. Se c’è da muovere qualche rimprovero, bisogna spedire cartoline all’indirizzo di Appiano Gentile (e di Milanello, anche prima) con tutti i rimpianti e i rimorsi del popolo nerazzurro e di Massimo Moratti. Invece di scaldare i motori, la squadra di Mancini rallenta in modo disarmante. Poco, troppo poco per meritarsi una dignitosa preparazione alla madre di tutte le rivincite.
Eppure, così non vale. Per il tradimento alla regolarità del campionato realizzato da Palanca, un arbitro dal passato fosco, finito dentro una storia di scommesse e poi scagionato. L’arbitro di Juventus-Parma infila nel finale tambureggiante due pugnalate alla schiena del calcio. Dapprima concede un rigore per una presunta collisione tra Vieira e Grella: è più di un abbaglio, è uno sfondone. Per fortuna sua, dell’Inter e di tutti noi che amiamo il calcio e forse abbiamo un santo protettore in cielo, Del Piero centra la traversa e il successo juventino scema via. Ancor più grave l’occhio chiuso su un fallo di Cannavaro ai danni di Corradi, in area bianconera. Palanca guarda e non fischia, non se la sente, non ha il coraggio di farlo.
Adesso, con un vallo di 9 punti, Inter-Juventus di domenica sera diventa una sfida cavalleresca di nessun impatto sulla classifica e sullo scudetto che sta già sul petto di Capello e dei suoi. Giusto così. Per il resto, ogni speranza è vana. E invece di inseguire la squalifica per Palanca, è bene che da domani molti di noi si dedichino alle Olimpiadi di Torino. Si tengono non lontano dallo stadio e ci possono riconciliare con qualcosa che somiglia alla lealtà.